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di Matteo Castagnoli

Corriere della Sera, 2 settembre 2024

Materassi a fuoco e lenzuola annodate, 8 feriti. In quattro tentano di scavalcare il muro di cinta ma non ci riescono: trovati dalla polizia ancora all’interno. I sindacati: ora interventi urgenti. Un lungo lenzuolo bianco annodato e steso all’ingresso del carcere minorile Beccaria. Mancano un paio di minuti all’una di notte tra sabato e domenica quando gli agenti srotolano quello “strumento artigianale” costruito dai detenuti per evadere. Un tentativo, però, fallito. La polizia penitenziaria interviene subito, quando scatta l’allarme per un principio d’incendio in alcune celle, poco prima delle 21 di sabato. All’appello, dei 58 ragazzi detenuti ne mancano quattro. Uno viene rintracciato poco dopo l’inizio della protesta, gli altri vengono trovati alla fine di ricerche durate tutta la notte fino a domenica mattina quando “tutto era rientrato”.

Protesta finita all’estrema periferia ovest della città, in via dei Calchi Taeggi. Il perimetro del carcere è stato cinturato da volanti della polizia e da pattuglie dei vigili per ore. Gli agenti con torce hanno cercato tracce di eventuali fuggiaschi, mentre dalle celle e dall’interno delle mura arrivavano grida. I quattro avevano provato a scavalcare le mura di cinta ma senza riuscirci. “Tre sono stati trovati mentre erano nascosti nel perimetro del carcere”, all’interno, precisa in una nota il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

Dunque nessuna evasione. Tutto era partito da alcune fiamme partite da dei materassi. Per questo fuori dal Beccaria s’erano precipitati anche i vigili del fuoco. “Nel corso dei disordini, avrebbero preso parte tutti i 58 reclusi presenti”, ha spiegato Gennarino De Fazio, segretario nazionale del sindacato Uilpa della polizia penitenziaria. Alla fine il bilancio è di otto detenuti feriti, di cui uno portato in ospedale e ora piantonato a vista, oltre ad alcuni danni strutturali ma “senza conseguenze irreparabili”. “Una notte di ordinaria follia” ha concluso De Fazio.

Ma non era di certo la prima volta. Il carcere per minorenni Cesare Beccaria, anche al centro di un’inchiesta della Procura che ha portato all’arresto di 13 agenti per presunte violenze e torture, nei mesi scorsi è stato protagonista di altri disordini simili, alcune finite con evasioni di detenuti poi presi. L’ultima, undici giorni prima. Tra il 20 e il 21 agosto, sempre intorno all’1 di notte, era stato bruciato un materasso. Quella volta cinque agenti della penitenziaria e tre detenuti erano stati portati in ospedale per una leggera intossicazione. Copione simile a luglio e a giugno.

E così, dopo l’ennesimo caso, scoppia la polemica. Da un lato sindacati e politici degli schieramenti di opposizione chiedono interventi urgenti e i radicali italiani parlano di “fallimento dello Stato” e chiedono la “chiusura” dell’istituto; dall’altro invece il deciso “No” del governo. “Non intravediamo alcun segnale, nel merito delle carenze di strutture e di gestione del personale penitenziario e non - tuona il segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo -. Il recente decreto carcere testimonia come il Governo sia lontano mille miglia dai veri problemi delle carceri e ancor più lontano da quelli del personale penitenziario”.

Controbatte Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia ed ex vicesindaco di Milano: “Nessun passo indietro rispetto alle rivolte del Beccaria. Cedere a queste, come vorrebbero i radicali che ne chiedono la chiusura, vorrebbe dire dare ragione alla delinquenza minorile. Ai giovani va ora dato un segnale chiaro, chi sbaglia paga”.