di Massimiliano Melley
milanotoday.it, 3 maggio 2024
La proposta dell’ex cappellano del carcere minorile Beccaria: “I ragazzi sono arabi e spesso analfabeti, far entrare gli imam nei corsi di formazione per poliziotti”. Da lunedì 6 maggio gli inquirenti ascolteranno altri ragazzi del carcere minorile Beccaria, oltre a medici ed educatori, per capire se vi sono altri episodi oltre a quelli già venuti alla luce, che hanno portato all’arresto di 13 agenti di polizia penitenziaria e alla sospensione dal servizio per altri 8, per le violenze e le torture ai detenuti all’interno delle mura di via Calchi Taeggi.
Intanto, per martedì 7 maggio sono state fissate due delle tre udienze richieste da altrettanti agenti al Tribunale del Riesame, per chiedere che la rispettiva posizione sia rivista. La procura di Milano ha già dato parere negativo alla concessione degli arresti domiciliari, sia per l’ipotesi di inquinamento delle prove e per la gravità delle accuse, sia perché la procura ritiene di non avere ancora terminato la sua inchiesta.
E giovedì 2 maggio si è recata in visita al Beccaria la senatrice milanese Licia Ronzulli (Forza Italia), accompagnata da don Gino Rigoldi, storico ex cappellano della struttura. Al termine della visita, Ronzulli ha commentato che “il Beccaria è stato ferito da questo evento traumatico e serve in qualche modo rimetterlo in piedi. I ragazzi arrivano da contesti difficili e il percorso di rieducazione deve essere un vero percorso, non può essere soltanto una pena afflittiva”.
Agenti a volte coetanei dei detenuti - Don Rigoldi, dal suo canto, ha affermato che gli stessi magistrati “erano sorpresi” per quanto scoperto, e che lui stesso non aveva avuto “segnali di particolare disagio” da parte dei ragazzi. Il sacerdote ha poi riferito di avere segnalato ai magistrati che gli agenti del Beccaria “è trent’anni che non hanno un comandante, e li mandano qui giovani e senza formazione. Questo non giustifica l’accaduto, ma in ogni reato ci sono sempre delle premesse”. E poi ha specificato: “I magistrati faranno la loro parte, il Ministero deve fare un’altra parte perché, se avessimo finalmente un comandante e non ci arrivassero ragazzi con un’età magari inferiore ai detenuti, forse certi incidenti non capiterebbero”.
Una questione di autorità e guida. “A volte vedo gli agenti che hanno 40-50 anni”, ha aggiunto don Rigoldi, “e parlano coi ragazzi, ma hanno un altro tipo di autorità, mentre se quello che presiede alla gestione del gruppo ha 24 anni è un’altra storia”. Importante anche, secondo l’ex cappellano, una certa continuità di lavoro, mentre spesso arrivano agenti da lontano che, una volta formati, dopo un breve periodo chiedono di essere riavvicinati al luogo d’origine.
Infine, don Rigoldi ha proposto corsi di formazione, dedicati alla polizia penitenziaria, che coinvolgano anche gli imam. I ragazzi del Beccaria, ha spiegato l’ex cappellano, “sono quasi tutti arabi, la maggior parte è analfabeta e questo vuol dire che anche il linguaggio da utilizzare e come contattarli dovrà specializzarsi”. E ha ricordato che, a Milano, arrivano ogni anno circa 1.400 minori stranieri non accompagnati. “Il Comune - ha detto - ne ospita la metà, l’altra metà è in giro. Siamo pieni di ragazzini che commettono reati di sopravvivenza. Un po’ li teniamo qui, un po’ ci chiacchieriamo, un po’, con depressione forte, loro e nostra, li rimettiamo in strada”.











