di Francesca Morandi
Corriere della Sera, 11 novembre 2022
Il progetto nel laboratorio di Liuteria e falegnameria del carcere. Lo strumento musicale esposto al museo del Violino di Cremona. “Offre una chiave di lettura su quanto sta accadendo tra Mediterraneo e Lombardia”.
Si chiama Violino del Mare. Lo hanno realizzato alcuni detenuti del carcere milanese di Opera con il legno delle barche recuperate nel Canale di Sicilia. È una coincidenza, ma assume la forza di un impetuoso atto simbolico e politico la presentazione dello strumento oggi, giovedì 10 novembre, al Museo del Violino di Cremona, mentre nel cimitero “liquido” del Mar Mediterraneo si stava consumando l’ennesimo dramma: la morte di un neonato di appena 20 giorni ucciso da freddo su un barchino di migranti a Lampedusa, la porta del dolore. Un dolore che a mille chilometri di distanza, ora, si trasforma in vita, in speranza. Il Violino del Mare, esposto accanto ai capolavori degli Stradivari, fa parte della collezione dei Guarneri e degli Amati.
Si chiama Metamorfosi il progetto - un unicum - della Casa dello spirito e delle arti fondata e presieduta da Arnoldo Mosca Mondadori. L’idea è nata nel dicembre del 2021 quando, all’interno del Laboratorio di Liuteria e falegnameria del carcere di Opera, la Fondazione Casa dello spirito e delle Arti ha chiesto a Francesco Tuccio, falegname di Lampedusa, di portare legni per costruire presepi che in tempo di pandemia potessero essere un segnale di speranza per tutti, credenti e non credenti.
Nell’ambito di questa iniziativa, con gli stessi legni, aiutati dal maestro Enrico Allorto, i detenuti hanno costruito il violino, utilizzando una tecnica perfezionata già nel sedicesimo secolo dagli artigiani cremonesi. Il viaggio del Violino del Mare è cominciato il 4 febbraio scorso, in occasione dei 10 anni della nascita della Fondazione, con la benedizione di Papa Francesco. Il maestro Nicola Piovani, il primo ad ascoltarlo, ha deciso di scrivere la composizione “Canto del legno” suonata oggi da Lena Yokoama, violinista del MdV.
“Lo strumento - ha osservato il vescovo Antonio Napolioni - offre una chiave di lettura su quanto sta accadendo tra Mediterraneo e Lombardia, tra carceri e cattedrali, tra musica e spiritualità, e tra tanti altri soggetti e luoghi che si incontreranno, come in una danza senza fine. Dal sapore profetico più che ludico”. Per il sindaco Gianluca Galimberti, presidente della Fondazione Museo del Violino, “Metamorfosi, un nome bellissimo, evoca l’idea di un cambiamento intrinseco e continuo nelle cose del mondo. Un’imbarcazione che si trasforma in uno strumento musicale. Il dramma dei tanti viaggi della speranza che si intreccia con la vita dei detenuti di un carcere alla ricerca di un futuro migliore e si fa arte e musica”.
“Non abbiamo avuto dubbi nell’accettare di essere parte del progetto Metamorfosi della Casa dello spirito e delle arti di Arnoldo Mosca Mondadori - ha sottolineato Virginia Villa, direttrice generale del Museo del Violino. È una scelta di cuore. Il Violino del Mare sarà esposto e sarà suonato nelle audizioni, in particolare in quelle dedicate ai bambini”.
Un documentario di Giovanni Pellegrini racconta la storia del Violino del Mare e degli strumenti futuri. Il sogno di Mosca Mondadori è di realizzare una orchestra di archi. Un progetto di adesione che prenderà vita nel momento in cui gli strumenti ricavanti dai barconi saranno suonati dalle orchestre che aderiranno al progetto e viaggerà, attraverso di loro, per testimoniare, in Italia e all’estero, il dramma che vivono quotidianamente migliaia di persone migranti in tutto il mondo.
“È una immensa gioia - ha concluso Mosca Mondadori - sapere che il Violino del Mare possa essere ascoltato al Museo del Violino di Cremona per divenire strumento di testimonianze per le nuove generazioni. Un segno che si oppone a quello che pap Francesco definisce cultura dell’indifferenza. Un violino che cerca invece di essere strumento di consapevolezza perché possa nascere in ogni società uno sguardo di fratellanza verso ogni persona in fuga dalla guerra, dalla fame e dalla persecuzione”.










