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di Simone Bianchin

La Repubblica, 7 settembre 2024

Youssef, diciotto anni appena, era stato dichiarato incapace di intendere e di volere. Il Garante dei detenuti: “Con questo sovraffollamento fatti come questi vanno messi in conto”. Le opposizioni in Regione: una seduta del Consiglio sul tema. “La morte di un ragazzo di diciotto anni nel carcere di San Vittore è un fatto gravissimo, inaccettabile: l’ennesima morte in un carcere italiano di una persona affidata allo Stato”, scrive l’assessore comunale al Welfare, Lamberto Bertolè. La morte è quella di Youssef Baron, deceduto nella notte tra giovedì e ieri nell’incendio della sua cella. La vittima, che in passato una perizia psichiatrica aveva certificato essere incapace di intendere e di volere e che attualmente assumeva psicofarmaci, potrebbe avere appiccato fuoco al suo materasso. Ma, che di suicidio o tragico incidente si tratti, il tema resta quello del sovraffollamento delle carceri e di quello cittadino in particolare. “In un carcere che ha un sovraffollamento spaventoso come San Vittore, nonostante tutte le precauzioni, questi fatti purtroppo vanno messi in conto”, dice quasi rassegnato il Garante dei detenuti Francesco Maisto.

Per evitare casi come questi servono, dice ancora Bertolè “scelte coraggiose da parte del Parlamento e del governo per superare il problema drammatico del sovraffollamento, per garantire qualità della pena e il pieno rispetto dei diritti di tutte le persone detenute. Nel nome della nostra Costituzione”.

Il consigliere regionale lombardo del Patto Civico, Luca Paladini, annuncia che Regione Lombardia “terrà una seduta straordinaria del Consiglio esclusivamente dedicata al tema delle carceri”, il capogruppo del Pd in Lombardia, Pierfrancesco Majorino, chiede per l’emergenza carceri una risposta da parte delle istituzioni: “Che cosa deve ancora accadere perché il ministro Nordio si decida a intervenire sul dramma delle nostre carceri? Il pazzesco sovraffollamento delle nostre carceri deve finire, non è degno di una società moderna e democratica”.

Di ennesima vita spezzata parla anche la Camera del Lavoro, la Cgil milanese che da tempo denuncia le “condizioni drammatiche” in cui si trova San Vittore “con oltre 1.100 detenuti rinchiusi stipati in celle con non più di 3 metri quadrati a disposizione in condizioni disumane. Ad entrare nel circuito penale sono sempre più spesso giovani in condizione di enorme fragilità sociale e mentale, servono risposte che ripristino lo Stato di diritto”.

Del resto il record di San Vittore per il sovraffollamento delle celle è ormai cosa notissima. Secondo la camera penale di Milano a San Vittore a fine agosto erano recluse 1.090 persone - con un aumento di 70 in due settimane, dal 14 agosto - in uno spazio nel quale i posti effettivamente disponibili sono 450. La camera penale, che chiede un intervento urgente anche attraverso provvedimenti di clemenza, scrive che “chi, irresponsabilmente, si oppone a qualsiasi intervento concreto e urgente per ridurre il sovraffollamento paventa, con cinismo, una resa dello Stato”. “Per alleggerire la popolazione carceraria bisogna assolutamente fare il decreto di amnistia e indulto - dice il presidente della sottocommissione carceri del Comune di Milano, Daniele Nahum, che come consigliere comunale di Azione chiede di svolgere un consiglio comunale proprio all’interno di San Vittore. E assieme ai detenuti, protestano anche gli agenti di custodia. ricordando che da inizio anno sono 70 i suicidi di reclusi e 7 quelli di loro colleghi.