sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Mario Consani

 

Il Giorno, 3 gennaio 2020

 

Nel capoluogo lombardo già meno del 5% dei processi viene cancellato dopo la sentenza di primo grado per colpa degli anni. Tanto rumore per (quasi) nulla. Saranno pochi, pochissimi, sempre di meno i processi interessati a Milano dalla norma entrata in vigore il primo gennaio, che cancella la prescrizione dopo la sentenza di primo grado.

Intanto una premessa: in base alle statistiche del ministero di Giustizia su scala nazionale, di 100 processi che si prescrivono, 60 lo fanno durante la fase delle indagini preliminari, perdendosi cioè negli affollatissimi armadi delle procure. Nel distretto di Milano, dove le prescrizioni erano in tutto circa 8 mila l'anno, stando al dato fornito dal presidente della Corte d'appello Marina Tavassi all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2019 la percentuale relativa alla fase delle indagini sale addirittura all'83%.

Dunque, osservava Tavassi, solo il restante 17% di tutte le prescrizioni avviene davanti a un giudice. In primo grado (Gup o Tribunale che sia) la media è del 10% del totale. L'appena introdotta abolizione della prescrizione riguarda in definitiva una fetta davvero minima dell'enorme torta dei procedimenti penali.

Quanti? Sempre nella sua relazione in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2019, giusto un anno fa, Tavassi definiva la percentuale di prescrizioni del 2018 "in continua diminuzione" e pari al 4,5% di tutte le sentenze d'appello pronunciate: in termini assoluti appena 384 su quasi 8 mila verdetti di secondo grado. E quali sono i processi che di solito si prescrivono in appello?

Quelli delle "manette ai potenti" come sostengono nei loro spot i promotori della legge che ha cancellato la prescrizione, o quelli più lievi e poco significativi come ribattono gli avvocati penalisti? Statistiche milanesi non ce ne sono, ma è il codice a imporre alle corti d'appello la corsia d'urgenza per i processi da celebrare: e lì dentro a Milano scorrono veloci (e di fatto mai a rischio prescrizione) tutti i processi con imputati detenuti, poi quelli di criminalità organizzata, quelli per i reati contro la pubblica amministrazione, quelli contro donne e bambini e in materia di ambiente e lavoro.

In pratica, tutti i reati più gravi. A riprova indiretta che, almeno a Milano, erano a (scarso) rischio prescrizione solo quelli minori. Resta però il problema di principio. E su quello le opinioni divergono. Luca Poniz, pm milanese e presidente del sindacato delle toghe (Anm), osserva che in molti sistemi giudiziari la prescrizione non c'è nemmeno e dunque "non si tratta di un problema di civiltà giuridica".

Anche i magistrati, tuttavia, avrebbero preferito una soluzione diversa: cancellare la prescrizione ma solo quando l'imputato in primo grado venga condannato, mantenendola invece dopo una sentenza di assoluzione. "Non ci possono essere condizioni intermedie - sostiene invece Andrea Soliani, presidente della Camera penale di Milano - è il principio del processo "eterno" che viene introdotto a non poter essere accettato. È un principio di inciviltà giuridica".