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di Andrea Galli

Corriere della Sera, 3 giugno 2024

L’iniziativa nell’istituto minorile dopo l’arresto di alcuni agenti accusati di aver pestato i detenuti e le rivolte interne. Sarebbe stata troppa grazia incrociare domenica mattina, alla prima messa nel carcere minorile Beccaria aperta alla città, qualche politicante oppure un cosiddetto volto noto. Non c’erano, ma meglio così, in quanto si sono cristallizzati due elementi. Il primo: al netto del perdurante stato di crisi dell’istituto - gli agenti a processo per i pestaggi contro i detenuti, le proteste di questi ultimi compresa l’ultima giovedì, le sciagurate scelte negli anni del ministero che ha rinviato ogni decisione saggia per arginare il disastro degli ospiti e del personale tutto -, ecco, del Beccaria, a Milano, ad alti livelli, non frega nulla, figurarsi in queste ore di vigilia delle elezioni europee, e per appunto se n’è avuta plastica conferma.

Secondo elemento, che par di capire comunque soddisfi don Gino Rigoldi, l’ex storico cappellano che ha celebrato la liturgia insieme al suo successore, don Claudio Burgio: qui, nella sala teatro che funziona anche da chiesa, “sta nascendo una nuova comunità. La prossima domenica ci saranno anche i giovani detenuti di fede cattolica; avremo un coro; aumenteranno i cittadini che vorranno esserci; e per intanto abbiamo dato una risposta alle mille famiglie che hanno preso casa nei palazzi confinanti in costruzione, considerata l’assenza, nel quartiere, di parrocchie”.

Una messa breve, essenziale, pratica, nel consueto stile di don Gino, che ha sgridato l’odierna Chiesa “troppo affollata d’individualismi” e che ha ricordato come l’odierna anima cittadina si stia perdendo, ossessionata dall’inseguire il mantra del far carriera, dell’accumulare, del soddisfare le esigenze personali così perdendo un approccio più sociale, più armonico, più milanese; e ha poi raccontato, il sacerdote, la semplicità dell’esistenza di Gesù specie nella capacità di far gruppo. Che stando quantomeno sulla geografia, cioè il carcere minorile, rappresenta l’indirizzo non preso negli ultimi anni e infatti generatore dell’attuale assai complicato quadro.

Per esempio, giovedì s’è vista la nuova politica muscolare voluta da Roma con le ispezioni anti-droga nelle celle che hanno esasperato i ragazzi; e altresì, beninteso non entrando nelle ovvie problematiche legate alla salute, spostare di colpo il classico giorno della possibilità d’avere delle sigarette è sembrato sadismo. Per il resto, bisogna ora vedere il futuro del direttore, giovane e volenteroso, sì, ma spedito allo sbaraglio; bisogna assistere alla “rimodulazione” delle guardie - quelle imputate per le presunte persecuzioni sono 13 - e alla strategia del nuovo comandante; e bisogna vedere quanto resisteranno psicologi ed educatori che nelle ultime stagioni han lavorato privi dei mezzi minimi.

Don Gino ha già introdotto, e diventerà argomento delle prossime omelie, la necessaria variazione nell’approccio linguistico verso i detenuti ogni volta a prescindere battezzati quali incalliti criminali, e di conseguenza d’un Beccaria terra di confine compromessa. Domenica c’erano delle anziane venute apposta da fuori città, in treno, per partecipare, sicché l’idea del sacerdote della messa aperta ha creato un varco. Piccolo, ma c’è.