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di Elisabetta Andreis

Corriere della Sera, 15 aprile 2026

Compagnie da istituti penali diversi che si incontrano e che offrono spettacoli aperti alla città. Prossime date a Monza e a Bollate. Fare teatro in carcere è complicato. Portare i detenuti fuori lo è ancora di più. Dentro gli istituti ci sono regole, permessi, controlli, laboratori che spesso non sono molto attrezzati. Fuori i problemi sono legati a spostamenti e scorte. Ma mercoledì 15 aprile parte il primo Festival di Teatro delle Carceri. Una rassegna che prima non c’era. Compagnie da istituti diversi che si incontrano. Spettacoli aperti alla città. “È un esperimento dedicato al valore sociale e trasformativo dell’arte e anche un grande attestato di fiducia da parte dei penitenziari”, raccontano a una voce i direttori artistici Serena Andreani e Mauro Sironi, registi di due delle compagnie coinvolte, Le Crisalidi e Geni-attori.

Cinque spettacoli, più repliche. Si parte con il debutto dei ragazzi del Beccaria (compagnia Puntozero), in scena mercoledì al Triante di Monza. Biglietti esauriti. Ed era sold out anche lunedì al Dal Verme. Millecinquecento posti tutti pieni, tra platea e balconata. Sul palco, i ragazzi della comunità Kayros, molti transitati dal Beccaria. Storie di rabbia e fragilità rielaborate, cui si cerca di dare un senso. Intanto riempie le sale anche il film “La salita”, all’Anteo. Esordio dell’attore napoletano Massimiliano Gallo alla regia. Mette in pellicola l’incontro tra un giovane detenuto di Nisida e una detenuta del femminile di Pozzuoli, che vivono insieme per la prima volta l’esperienza del teatro. Per molti è il primo incontro con il palco. E il film racconta anche un progetto di quarant’anni fa, quando il leggendario Eduardo De Filippo finanziò la rinascita di un palco in carcere e portò in scena con la sua compagnia il primo spettacolo mai visto dentro un istituto di pena minorile.

 “Volevo evitare lo sguardo giudicante e mettere invece in risalto la grande umanità e la grande poesia di quei giovanissimi che devono capire se riprendere in mano la propria vita o no”, spiega Gallo. E Andreani: “È fondamentale mostrare al pubblico il lavoro teatrale che viene fatto con i detenuti, in contesti di fragilità estrema. Ma la rassegna nasce anche con l’obiettivo di mettere in contatto tra loro le varie compagnie che operano nelle carceri cittadine”. In giuria, dove siedono esperti di arte e di diritto, c’è anche Michele Di Dedda. Entrò in carcere la prima volta a quindici anni e ne ha scontati 26 di pena, per una serie di rapine finite sui giornali.

“L’ultima detenzione, a Monza, è stata quella della svolta. Ho lasciato mio figlio a 20 giorni, l’ho ritrovato a tre anni e in quel tempo ho deciso di farmi aiutare dal teatro - racconta -. Per me è stato una cura, esercita l’empatia perché ti allena a metterti continuamente nei panni dell’altro”. Oggi giudica gli spettacoli. “Io la gente la studio, la guardo... Vedo che tutti, per strada, hanno paura. Ma fanno finta di niente, e allora non sono più veri”, diceva lunedì sera dal palco del Dal Verme Petit, 15 anni, di Kayros. Le parole restano in sala. Mostrare le fragilità vuole dire mantenere un filo aperto “senza chiudersi del tutto”, insegna quell’adolescente. Il festival continua il 22, 23 e 24 aprile dentro il carcere di Monza con “Ancora fermi” (Le Crisalidi). Il 29 arriva “Pinocchio” con Arci Corpi di Bollate. Il 6, 7 e 8 maggio “Momentum” dei Geni-attori, ancora a Monza. Chiusura il 12 maggio al Teatro Binario 7: sul palco i Freedom Sounds, la band dei detenuti musicisti di Bollate fondata da Francesco Mondello, assistente capo di Polizia penitenziaria.