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di Giuseppe Guastella


Corriere della Sera, 4 luglio 2020

 

A 12 detenuti è stato notificato l'avviso di chiusura delle indagini con le accuse di sequestro di persona, devastazione e saccheggio, lesioni personali e rapina. Appena sprofondata nel clima pesante del lockdown, Milano rimase con il fiato sospeso per l'intera giornata del 9 marzo mentre decine di detenuti devastavano alcuni raggi di San Vittore fermandosi solo dopo l'intervento e il lungo lavoro di mediazione tessuto da magistrati e direzione. Ora la Procura di Milano chiude l'inchiesta nei confronti di 12 detenuti, 5 italiani e 7 nordafricani, accusati di devastazione e di aver tenuto sotto sequestro tre agenti, di averli rapinati e minacciati di morte.

Come in molte altre carceri italiane, la rivolta era partita da una protesta contro le restrizioni imposte dal Coronavirus ai colloqui con i parenti e alla ricezione dei loro pacchi e contro il sovraffollamento (in quel momento a San Vittore c'erano 1.100 detenuti per 700 posti disponibili) e il rischio dello scoppio di un focolaio. Poi la protesta, come nelle altre carceri, aveva preso una piega diversa che a molti sapeva di un piano preordinato da attuare sfruttando la paura della pandemia, con i detenuti che, saliti sui tetti, chiedevano l'indulto o l'amnistia e gli autonomi a dare man forte e solidarietà dall'esterno.

Dentro, invece, a decine distruggevano i reparti e saccheggiavano le infermerie. Qualche detenuto tossicodipendente che era riuscito a rubare del metadone verrà ricoverato in fin di vita in ospedale per overdose, ma in altri istituti di pena ci sono stati morti per la stessa causa. Le proteste e le devastazioni terminarono solo dopo l'intervento del procuratore aggiunto Alberto Nobili e del pm di turno Gaetano Ruta che raggiunsero il tetto su un cestello di una gru dei vigili del Fuoco per parlare con i manifestanti, mentre all'interno il presidente del Tribunale di Sorveglianza Giovanna Di Rosa e il direttore Giacinto Siciliano incontravano i meno irrequieti.

Difficili le indagini su quello che è accaduto nei raggi. Il sostituto procuratore Paola Pirrotta ha chiuso il cerchio attorno ai 12 detenuti per le devastazioni e le aggressioni ai tre agenti di custodia i quali hanno vissuto momenti di vero terrore. Secondo il pm, che si appresta a chiedere il processo, la rivolta seguì un "unico progetto criminoso". Tre detenuti sono accusati di aver aggredito e tentato di bloccare un agente al quarto piano dopo avergli strappato di mano le chiavi delle celle urlando "prendiamo le spranghe e uccidiamoli".

Per altri due l'accusa è di aver rinchiuso per una mezzora un agente in un ufficio del terzo piano urlando "ammazziamolo, ammazziamolo", dopo avergli rapinato chiavi, radio ricetrasmittente e cellulare. Più grave l'aggressione al terzo agente che, anche lui rapinato di chiavi, radio e telefono, è stato minacciato da quattro reclusi con una lametta puntata alla gola. L'accusa di devastazione riguarda solo cinque detenuti, gli unici identificati con certezza tra coloro che hanno distrutto San Vittore.