ansa.it, 5 febbraio 2025
“Io non ho mai capito se il carcere abbia un senso, se la forma di pena nella detenzione sia una cosa giusta o che ha un senso. Le condizioni attuali del carcere certamente rendono ancora più problematico questo”. È l’osservazione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, a margine dell’evento promosso dall’Università Cattolica, “Ricostruire la speranza: pena e comunità in dialogo”. “Lo sforzo di tutto l’impianto di chi si occupa di giustizia, del giudizio penale penso debba essere quello di una riforma profonda, non saprei indicare una via da percorrere se non una che cerca il bene comune - ha aggiunto -. Che vuol dire anche il bene di chi lavora in carcere, di chi è detenuto e il bene possibile da chiedere a coloro che hanno fatto dei danni alla società, secondo la logica della giustizia riparativa che sta diventando un’ipotesi realistica”.
“L’opera di visitare i carcerati è una testimonianza che queste persone in qualche modo fanno parte della comunità e non sono estranei, non sono vite finite in un mondo a parte inaccessibile - ha osservato ancora Delpini. Le mura del carcere come si devono interpretare, la società si protegge da coloro che l’hanno danneggiata con il loro comportamento delittuoso, le mura impediscono la fuga di coloro che subiscono la pena come privazione della libertà”. “Le mura contribuiscono a dissuadere dal creare rapporti tra fuori e dentro. La visita ai carcerati è però una forma di riconoscimento dell’appartenenza del carcere alla città - ha concluso -, di coloro che sono costretti lì o che ci lavorano”.











