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di Giorgio Paolucci

Avvenire, 22 settembre 2026

Da 10 anni l’università Bocconi ha avviato borse studio e video lezioni per chi si è macchiato di un reato. La prorettrice Marta Cartabia: “Li accompagniamo fino al lavoro superando pregiudizi e diffidenze”. Due giovani finiti in carcere con pesanti condanne. Due vite che sembravano essere arrivate troppo presto al capolinea. E che invece sono ripartite, portando con sé un messaggio che parla alle istituzioni e alla società: un uomo non deve essere identificato con il reato che ha commesso e la detenzione può diventare un’occasione di riscatto.

Denis viene da una famiglia “regolare”, a scuola andava bene, ma il fascino della droga ha finito per prevalere sullo studio, e così la vita ha preso un’altra direzione: discoteche, ristoranti, auto potenti, donne, sempre a caccia del rischio e dell’adrenalina. Nel 2018, dopo vari arresti per reati legati al traffico di stupefacenti, la condanna a 11 anni.

Nel carcere di Opera, nel Milanese, c’è tanto tempo a disposizione, “dipende da te l’uso che vuoi farne: puoi stare in branda, sudare in palestra, giocare a carte tutto il giorno. Io ho scelto di rimettermi a studiare e dopo tre anni ho preso il diploma alberghiero, poi è arrivata la sorpresa che non mi aspettavo: un bando per iscriversi al corso di laurea triennale in Economia aziendale e Management alla Bocconi, con l’iscrizione e le tasse pagate, grande opportunità per costruire un futuro diverso dal passato in cui mi ero perso”. Denis ha fatto la maggior parte del suo percorso seguendo le video lezioni messe a disposizione dall’ateneo e sostenendo gli esami in carcere, dopo la laurea ha trovato lavoro grazie a un servizio messo a disposizione dall’ateneo. Ora è in affidamento sul territorio, esce di casa alle 7 e rientra alle 23, a febbraio 2027 il fine pena.

Mattia in carcere era entrato pochi mesi dopo avere compiuto 18 anni, sulle spalle una condanna a trent’anni per omicidio. Mamma Giuseppina, straziata dal dolore, gli strappa una promessa: continuare gli studi, prendere il diploma. Promessa mantenuta, e anche per lui la sorpresa di poter partecipare al bando della Bocconi riservato ai detenuti. “A scuola mi accontentavo di galleggiare, lo studio non è mai stato una priorità. Ma volevo mettermi alla prova anche se, conoscendo le mie capacità, le probabilità di superare il test di ammissione erano poche. E invece, con mia grande sorpresa, ce l’ho fatta”. Dal fronte giudiziario arrivano buone notizie: al processo in appello la condanna scende da 30 a 14 anni, il traguardo del fine pena si fa più vicino, si ravviva la speranza di una vita diversa. Mattia supera gli esami studiando in carcere, si laurea, poi accede al master in Marketing e Comunicazione usufruendo dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario che consente la frequenza dei corsi universitari. E così, dopo 8 anni di detenzione, torna ad assaggiare il sapore della libertà. La cerimonia di proclamazione del master è il coronamento di un sogno, seguono uno stage e l’assunzione presso una multinazionale. “Studio e lavoro, due trampolini per tornare da protagonista nella società. La mia vita è ripartita”.

Martedì 22 settembre Denis e Mattia racconteranno la loro storia nel corso di un evento organizzato nella sede dell’ateneo per celebrare i 10 anni del Progetto Carceri Bocconi, attivo a Opera e dal 2023 anche a Bollate. Gli studenti che partecipano al progetto sono 15, 6 sono già laureati e lavorano. Vengono offerti l’iscrizione al triennio con contributi a carico dell’ateneo, i libri di testo, dispense e materiale in formato elettronico, computer (senza accesso a internet) con le videoregistrazioni degli insegnamenti obbligatori, una tutorship didattica.

“La Bocconi è nota come luogo di formazione di eccellenza, meno nota è l’attenzione alla dimensione sociale - spiega la professoressa Marta Cartabia, prorettrice con delega all’impegno sociale e agli affari istituzionali -. Un elemento che ci caratterizza è l’accompagnamento che arriva fino al posto di lavoro, un passaggio delicatissimo per chi deve fare i conti con pregiudizi e diffidenze. Questo progetto permette di scoprire e valorizzare i talenti che sono presenti anche in carcere, e contribuisce a fare rinascere la speranza. Accompagnare un detenuto a cambiare strada è un contributo alla prevenzione e ad aumentare la sicurezza, un tema che non può essere gestito solo in termini repressivi. Come recita il titolo dell’evento che promuoviamo, l’inclusione educativa è un’opportunità che cambia la vita”. L’università fa bene al carcere, ma è vero anche il contrario: “Ascoltare i giovani detenuti raccontare la loro storia, il valore aggiunto portato dallo studio al percorso di rigenerazione umana, diventa qualcosa di molto motivante per tutti gli studenti. È un guadagno per tutti”.