di Stefano Marchetti
Il Giorno, 14 agosto 2026
Il pane non deve mai mancare sulla tavola. Ma c’è un pane davvero speciale che ha il sapore del riscatto, della dignità, del perdono, e arriva da luoghi dove - più che in altri - c’è bisogno di speranza e di futuro. È quello che nasce, giorno dopo giorno, grazie al progetto “Il senso del Pane” che la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti ha lanciato nel 2016, in occasione del Giubileo della Misericordia: dapprima in varie carceri in Italia e nel mondo, poi anche presso case famiglia o comunità di persone con fragilità, sono nati i ‘laboratori eucaristici’ che producono ostie che vengono offerte a diocesi, parrocchie, monasteri.
Attualmente sono 35 i centri in attività e diventeranno 40 entro il 2027, dando lavoro ad almeno 300 persone: sono milioni e milioni le particole già distribuite. “È pane che racchiude una testimonianza, il lavoro di mani che hanno conosciuto il male ma che oggi, rinate, sono segno vivo di una profonda trasformazione”, spiega Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della fondazione. Papa Francesco è stato fra i primi sostenitori e ha benedetto e consacrato le prime ostie, così come ha fatto anche Papa Leone lo scorso dicembre, in occasione del Giubileo dei carcerati. Il primo laboratorio aprì dieci anni fa al carcere milanese di Opera: “Andai dal direttore e gli chiesi di mettere a disposizione una stanza - racconta Mosca Mondadori -. Subito acquistammo le attrezzature e furono assunti al laboratorio tre detenuti: erano stati condannati per omicidio ma avevano compreso l’errore, si erano pentiti. Il pane diventava il segno del loro rinascere”.
Il progetto poi si è ampliato dal 2019 grazie al sostegno del banchiere Ennio Doris che ha creduto subito nell’idea: oggi la fondazione a lui intitolata continua ad affiancare la Casa dello Spirito e delle Arti in questo grande abbraccio di solidarietà internazionale, insieme alla Fondazione Santo Versace, alla Fondazione Carlo Acutis e alla Fondazione Pedrollo. I laboratori eucaristici sono presenti in tutto il mondo: a Milano nelle carceri di Opera, San Vittore e Bollate, così come a Santa Maria Capua Vetere e presto anche nel penitenziario di Padova, altri sono stati creati in Brasile, a Itauna, Frutal, Ituiutaba, in collaborazione con il sistema Apac.
L’esperienza poi si è allargata anche a comunità di persone con fragilità: a Barcellona e in Mozambico, per esempio, “Il senso del pane” è presente in centri di reinserimento sociale di ex detenuti, mentre nel laboratorio di Fabriano sono impegnate donne vittime della tratta. “Nei laboratori sono all’opera cattolici e musulmani o induisti, battezzati e non, senza alcuna differenza - aggiunge Mosca Mondadori -. Il senso di questo Pane va ben oltre la fede: questo Pane parla a tutti, non solo ai cristiani. Quando moltiplicò il pane, Gesù lo diede a tutti, senza chiedere chi fossero. Una ragazza musulmana mi ha detto che lei produce volentieri le ostie, perché è pane che porta perdono e consolazione”. E nel lavoro retribuito, ognuno trova la possibilità di ricostruire la propria vita.
Non si è mai fermato, nemmeno sotto le bombe, il laboratorio di Gaza, in Palestina, presso la chiesa della Sacra Famiglia, di cui è parroco padre Gabriel Romanelli. E si producono ostie anche nell’enorme campo di sfollati in Bentiu, nel Sud Sudan, uno dei luoghi più miseri del mondo. “Le particole dai vari laboratori vengono consegnate gratuitamente ai sacerdoti che le desiderano - sottolinea il presidente della Casa dello Spirito e delle Arti -. Noi chiediamo semplicemente che durante la Messa venga ricordato che queste ostie sono state prodotte da detenuti o persone che vivono in estrema povertà. Perché dai poveri noi abbiamo tanto da imparare”.










