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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 28 novembre 2023

“Problemi psichici scatenati dalle sue traversie”. Per la prima volta, con una perizia psichiatrica, viene riconosciuta una parziale “incapacità di intendere e volere” dovuta ai traumi subìti dal giovane marocchino nel viaggio fino a Lampedusa. “La migrazione ha costituito un potenziale fattore patogeno, aggravando e slatentizzando in un post-adolescente i preesistenti aspetti di disregolazione del comportamento e di limitazione della analisi della realtà”: per la prima volta a collegare in qualche modo l’odissea della migrazione alla caduta poi nell’illegalità, riconoscendo all’indagato una (pur solo) parziale “incapacità di intendere e volere” destinata a valergli al futuro processo un’attenuante e l’annessa riduzione della pena, è una perizia psichiatrica disposta dal giudice del Tribunale di Milano che il 12 aprile aveva arrestato questo 22enne marocchino, da oltre sette mesi in detenuto in custodia cautelare per tentata rapina aggravata di un telefonino alla Stazione Centrale di Milano.

Le traversìe sofferte nel lungo viaggio sino a Lampedusa, a giudizio della consulenza scientifica, hanno “dato dimensione fortemente patologica” al “deragliamento clinico manifestato dopo l’arrivo in Italia con un abuso molto più intensivo di sostanze stupefacenti, con la messa in atto di comportamenti criminali e l’adesione ad un modo di essere antisociale, e con una pesante interferenza sullo stesso funzionamento cognitivo, in un soggetto che appare come un debole mentale nella sua analisi di realtà e nel modo di esprimersi, ma che ai test risulta di normali competenze cognitive”.

A San Vittore il 22enne marocchino non parla italiano, è confuso a tratti nei racconti, sostiene di essere partito da Casablanca verso la Libia, dove i trafficanti di migranti lo avrebbero dovuto fare partire per 4.000 euro verso l’Italia. Ma in Libia viene tradito e imprigionato, “prendono la gente che vuole andare in Europa e la tengono in un posto chiuso, e chi paga 3.000 euro la lasciano andare, chi non paga rimane lì”. Contatta allora i familiari in Marocco per pagare il riscatto e poter proseguire il viaggio migratorio, ma poi viene di nuovo incarcerato da sempre diverse bande di trafficanti in una sequenza di arresti e rilasci, a seguito dei quali prima di riuscire ad approdare a Lampedusa giura di aver finito per dover pagare in tutto agli scafisti 24.000 euro: “All’inizio il viaggio era organizzato per circa 4.000 euro, non avevo pensato a quello che poteva succedere. Quando venivo trattenuto, mi facevano una foto con la pistola puntata in testa e la mandavano alla mia famiglia, che non aveva altra scelta”.

Peripezie per puntare poi a cosa? “Arrivato a Lampedusa il mio progetto era avere un lavoro stabile, una casa e mandare i soldi per aiutare la famiglia in Marocco… Anche se non si aspettavano niente da me, desideravo fargli fare una vita migliore”. Ma senza documenti e quindi senza lavori stabili, “è la droga che mi ha portato qui in carcere adesso... Ho iniziato circa un anno e mezzo fa, in Marocco fumavo hashish ma quando ho iniziato a guadagnare, lavorando in nero come muratore a Firenze, ho iniziato ad assumere cocaina”.

Facendo riferimento al modello diagnostico sintetizzato da Najjarkhakhaki e Ghane nel 2021, i due consulenti psichiatri nominati dal gip Fabrizio Filice, e cioè il professor Domenico Berardi e il dottor Marco Lagazzi, dopo aver visitato e esaminato il giovane, premettono che “sul piano clinico certamente non si può invocare la pur suggestiva associazione tra migrazione e aggravamento del “disturbo di personalità” come fattore patogeno certo e di causalità”, e rimarcano che “in assenza di patologie maggiori è ovviamente impossibile pensare ad un vizio totale di mente”.

Ciò che invece emerge è “con chiarezza un “disturbo di personalità” talmente strutturato, pervasivo e grave da poter essere motivatamente ritenuto una infermità giuridicamente rilevante” per un poco più che adolescente, che si percepisce “schiavo di un sistema economico che lo condanna all’inadeguatezza perenne” e “vede invece se stesso come indirizzato verso luoghi che promettono maggiori gratificazioni: gratificazioni che però non ha colto, non riuscendo a sviluppare un ruolo lavorativo ed una stabilità esistenziale e sociale, seguendo invece fantasie poco fondate, e successivamente neppure più quelle, ma gruppi di soggetti altrettanto marginali e senza futuro”.

Il problema è che “la sua limitata consapevolezza del disagio, l’essere senza fissa dimora e senza riferimenti familiari in Italia, la forte predisposizione ad un uso massivo di sostanze, la compresenza tra aspetti borderline ed aspetti antisociali” sono “tutti elementi che evidenziano un’alta probabilità di recidiva clinico-comportamentale, tale da dare assoluta indicazione ad un trattamento giuridicamente vincolato”. Tradotto, vuol dire che, senza arrivare al ricovero in una Rems, “appare qui indicabile la sua presa in carico da parte del servizio psichiatrico” in tandem con un Sert per la tossicodipendenza, “e nel caso in futuro un eventuale inserimento comunitario in struttura per soggetti “a doppia diagnosi”.