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di Gabriella De Rosa

byoblu.com, 10 settembre 2025

Suicidi in aumento, caldo asfissiante e violenze all’ordine del giorno. La situazione nelle carceri in Italia resta preoccupante nonostante il decreto svuota-carceri di Nordio. I detenuti vivono in condizioni di sovraffollamento estremo dove i loro diritti sono spesso messi da parte. Ne abbiamo parlato con Riccardo di Antigone Campania, l’osservatorio regionale dell’associazione Antigone, che tutela sul territorio i diritti e le garanzie del sistema penale, per constatare anche se ci sono maggiori problematiche nelle carceri del sud.

Qual è la situazione generale delle carceri campane? Ci sono istituti penitenziari che presentano maggiori criticità?

Viviamo una stagione in cui sono all’ordine del giorno le notizie sul sovraffollamento delle carceri a livello nazionale con un tasso del 133,6%, una situazione che si sta intensificando e diventando cronico. In Campania abbiamo 1297 detenuti in più per un totale di 7494 detenuti in tutto il territorio regionale. I dati critici sono sul carcere di Poggioreale con un tasso di sovraffollamento del 156,23%: 2081 persone detenute su 1332 posti di capienza effettiva. Il carcere di Salerno segue con un tasso di sovraffollamento del 146% e poi quello di Benevento 141% e Secondigliano 134%. Una gravissima problematica è la carenza del numero di educatori in rapporto con quello dei detenuti ed educatori. La nostra Costituzione parla di una funzione educativa della pena. Noi di Antigone preferiamo parlare di funzione risocializzante della pena. A Poggioreale sono 20 educatori per più di 2000 detenuti. Una situazione che si aggrava con la stagione estiva per i mesi di ferie. Per questa carenza di educatori abbiamo riscontrato ritardi sui riscontri e sulle relazioni essenziali per ottenere permessi premio e autorizzazione al lavoro esterno.

Quali sono le condizioni sanitarie nelle nostre carceri?

La questione sanitaria è grave e allarmante nelle nostre carceri. Assenza di medici specialisti che entrano nelle carceri, radiografie e visite devono essere prenotate esternamente perché le liste d’attesa sono quelle ordinarie non speciali o diversificate, il bisogno della scorta che non sempre è disponibile. A causa di tutte queste complicanze, le visite saltano e bisogna rifare tutto da capo. C’è poi la salute mentale che riscontra altri problemi per una insufficienza di gestione. A livello nazionale, secondo la stima di Antigone, circa il 14% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi e circa il 21% assume stabilizzanti dell’umore con regolarità. In Campania abbiamo riscontrato un uso di psicofarmaci al bisogno non di uso emergenziale ma abitudinario, dato con finalità di contenzione e gestione: questo incrementa i problemi di patologie psichiche. 

In questo scenario che ruolo gioca la tossicodipendenza e l’abuso di sostanze nelle carceri? Come Antigone come giudicate la proposta di Nordio di far defluire i tossicodipendenti nelle comunità per evitare il sovraffollamento?

La tossicodipendenza è uno dei nodi problematici delle carceri. Inoltre, non sempre e non a tutti è garantito l’accesso a piani di reinserimento e di recupero. Ad esempio, il reparto Roma del carcere di Poggioreale ha un ottimo programma per il reinserimento, ma al quale accedono detenuti già in fase di recupero, mentre i detenuti ancora in terapia metadonico sono ai piani inferiori ammassati in celle in 8 o in 10 senza alcuna effettiva prospettiva di cura, di superamento e di reinserimento. Per quanto riguarda la proposta di Nordio, dal nostro punto di vista, è una proposta illusoria e non risolutiva. Nel piano di Nordio, chi ha commesso reati legati alla droga può scontare fino a 8 anni in una comunità terapeutica. L’attuale legge invece prevede l’affidamento ai servizi sociali per tutti i detenuti che hanno pene residue di 6 anni. Se da una parte la proposta di Nordio ampliando di due anni raggiunge più persone, dall’altra parte si rivela essere più rigida. Mentre l’affidamento ai servizi è una misura malleabile che ben si presta ad un intervento funzionale e all’effettivo recupero e non si accompagna necessariamente ad una misura restrittiva della libertà, la proposta di Nordio rischia di estirpare all’affidamento una serie di soggetti che prima ne beneficiavano chiudendoli in una detenzione domiciliare all’interno di una comunità. Altra cosa da sottolineare è che spesso le persone con diagnosi di tossicodipendenza non sono in carcere per reati particolarmente gravi, quindi, non sono tanti i detenuti che hanno una pena residua tra i 6 e gli otto anni. Sembra una misura più mediatica che altro.

Tornando alla salute mentale in carcere: è un tema molto delicato, negli ultimi tempi c’è stato un aumento di suicidi. Si tratta di un dato registrato anche nelle carceri campane?

Il problema della salute mentale è di gravissima urgenza che porta anche alla dibattuta questione dell’apertura di nuove Rems. Dal nostro punto di vista, l’approccio contenitivo come risposto alla salute mentale rischia di creare ulteriore disagio e ulteriore patologia e rischia anche di ampliare le possibili forme di contenzione quando sarebbe necessario una presa in carico sul territorio, come sancito a partire dalla legge Basaglia. Non dobbiamo tornare indietro. Non dobbiamo dimenticare quanto conquistato, anzi, è da lì che dobbiamo ripartire promuovendo un impegno sul territorio, un investimento sulle risorse territoriali e questo vale anche in ottica di prevenzione non tramite legge penale ma tramite interventi sociali. Una giustizia che non sia penale ma sociale.

Sulla questione suicidi, il dato Antigone fino a maggio 2025 ha registrato che il carcere di Poggioreale insieme a quello di Verona è quello che ha avuto più suicidi in Italia con 6 totali. Nel 2025 su 58 suicidi nazionali 5 sono stati in Campania, l’ultimo il 15 agosto nel carcere di Benevento. Va aggiunto un suicidio nella Rems di San Nicola Baronia (AV)...

Sono troppi i sucidi avvenuti negli ultimi mesi o giorni prima del fine pena. Ci lascia intendere come tanti di quei suicidi erano casi la cui storia detentiva non aveva portato alcuna prospettiva di reinserimento sociale, alcuna possibilità, alcun diritto di inventarsi o immaginare un dopo. La salute mentale, l’abuso di psicofarmaci e altri diritti calpestati formano tutta una serie di concause che contribuiscono a un tasso di suicidi elevato rispetto a quelli che avvengono fuori dalle carceri. Un’ultima cosa: i dati che abbiamo sui suicidi sono sicuramente al ribasso. Il primo motivo è che ci sono molte morti non accertate per le quali si aprono processi e non rientrano nelle statistiche, il secondo motivo è che molti muoiono per complicanze successive ad un tentativo di suicidio magari un ricovero in ospedale o altre conseguenze indiritte. Le stime dunque sarebbero più elevate.

Quanta disparità c’è tra le carceri campane o del sud rispetto a quelle del nord o della media italiana, se c’è? Antigone ha registrato criticità maggiori o più acuite oppure la situazione è alquanto medesima su tutto il territorio nazionale?

Non c’è una grande disomogeneità territoriale da un punto di vista delle condizioni detentive; I problemi e le criticità ci sono ovunque, uno delle carceri con più alto numero di suicidi è Verona, segue il Marassi di Genova. L’istituto più affollato al momento è il reparto femminile del San Vittore con un tasso del 236%, al secondo posto c’è Foggia con il 214%. Dunque, non parlerei di una disparità effettiva tra le varie regioni quanto piuttosto vi è una vera disparità all’interno della stessa regione tra grandi carceri e piccole carceri. Nelle piccole carceri si riescono a fare programmi di reinserimento, più persone hanno accesso al lavoro e c’è più rispetto dei diritti. Mentre quelle grandi sono un deposito di esseri umani marginalizzati. Tuttavia, va osservato come le disparità sociali tra Nord e Sud hanno sicuramente effetto sulle possibilità di reinserimento sociale per le persone che escono dal circuito penale che sicuramente in un contesto in cui circola più ricchezza, c’è più lavoro hanno più possibilità di risocializzazione.

Quali sono gli ostacoli che incontrano i cittadini stranieri senza residenza e gli immigrati nel sistema penitenziario italiano?

È rilevante vedere come nel carcere di Poggioreale ci siano più di 300 siano stranieri su oltre 2000 detenuti, molti dei quali in custodia cautelare con condanne molto brevi e che magari non hanno accesso a misure alternative in quanto non hanno domicilio. Per i detenuti stranieri vi sono profili di vulnerabilità ulteriori. In particolare è molto difficile se non impossibile formalizzare la domanda di permesso di soggiorno e asilo politico all’interno delle carceri nonostante si tratti di un diritto garantito dalla legge e che, anzi, in casi di maggiore vulnerabiltà come appunto è la detenzione dovrebbe godere di particolari tutele. Abbiamo sottoscritto un esposto al Garante dei diritti dei detenuti relativamente a questa tematica partendo da un fatto di cronaca: l’evasione dei due detenuti dal carcere di Poggioreale e dalla successiva pubblicazione della foto di uno dei due evasi senza volto oscurato da parte del deputato Borrelli che viola ogni diritto di privacy possibile. L’esposto è indirizzato a Borrelli relativamente alla violazione dei diritti di quell’individuo, al giustizialismo e sensazionalismo emergenzialista che reputiamo male assoluto e creazione di classismo e inimicizia perché pone alla gogna le persone senza conoscerne la storia e i motivi sociali alla base. I due evasi erano cittadini stranieri la cui richiesta di asilo politico non è mai stata proprio formalizzata. Questo è molto diffuso e fa parte di una sistematica violazione dei diritti della popolazione migrante detenuta esposta ad una condizione di ulteriore vulnerablità al momento dell’uscita del circuito detentivo.

Per concludere, quali sono le proposte e le misure che Antigone metterebbe in campo? In cosa vi discostereste dallo svuota carceri di Nordio. Quai sono le soluzioni per affrontare questa emergenza?

Per prima cosa, ci opponiamo fermamente alla costruzione di nuove carceri come proposta da Nordio come padiglioni e prefabbricati all’interno di carceri esistenti per una spesa ci circa 45,6 milioni di euro ovvero 118.800 per ogni posto nuovo che si andrebbe a creare. L’aspetto economico è rilevante dal momento in cui questa cifra potrebbe essere impiegata in misure di interventi sul territorio e in misure preventive. Ma al di là di questo, la costruzione di nuove strutture e nuove Rems sono tutte moltiplicazioni di contenitori, nel breve magari poni freno al problema ma sul lungo periodo moltiplichi esponenzialmente il problema perché moltiplichi la possibilità che ci possa essere una misura restrittiva della libertà. La risposta nel breve dovrebbe essere la maggiore concessione di misure alternative. Per il lungo termine invece va fatta una netta inversione di tendenza che consiste nell’allontanarsi dall’idea e dalla dinamica per la quale lo strumento penale è risolutivo dei conflitti sociali. Questo crea solo ulteriore marginalizzazione è creatore di conflitti sociali aumentando le fattispecie aumentando le pene e le ipotesi di contenzione aumenti la nascita e protrazione di stati di marginalità.

Dunque, si deve investire in strumenti sociali come l’educazione, l’assunzione di assistenti sociali ampliamenti funzionalità dei SERD l’ampliamento consultori, asili nido, doposcuola comunali: interventi sociali. Il superamento di un’ottima emergenziale in quanto l’unica emergenza qui è quella del sovraffollamento ed è a causa dell’ipertrofia dello strumento penale e non della criminalità. Se andiamo a vedere i dati non ci sono aumenti di tassi di criminalità negli ultimi anni. C’è un problema di incremento delle fasce di marginalità sociale. Aumentano le persone che non possono avere misure alternative. Al giugno 2025 il 38,2% dei detenuti ha sotto i 3 anni di pena residua, un dato esplicativo.