di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 20 settembre 2024
Oggi, venerdì 20 settembre, dalle 18.30, presso il Cam in corso Garibaldi 27 (M2 Lanza) la organizzano cittadini e associazioni attive sul carcere da 1.100 detenuti in 445 posti, dove il giovane egiziano (che in città aveva un fratello del tutto regolare) era finito il 13 luglio 2024: il ragazzo, i cui disturbi psichiatrici non erano affrontati dal sistema di assistenza (come per caso capitò al Corriere di raccontare l’11 dicembre 2023), sotto psicofarmaci e alcol al pari di un complice, era scappato sull’auto-sharing di una donna alla quale aveva tentato di strappare una catenina, venendo trovato dalla polizia con un machete.
Risultava fuggito da una comunità di Morbegno, dove era stato messo dal Tribunale dei Minorenni il 19 maggio in “misura di sicurezza del riformatorio giudiziario”: e ciò anche sulla base di accertamenti che, già in occasione dell’arresto il 3 febbraio 2023 per rapina impropria in un negozio, additavano “la necessità di cura in contesto altamente protetto”, per vizio di mente secondo i parametri minorili che (differenti da quelli degli adulti) richiamavano non tanto una patologia psichiatrica ma un’”immaturità” rispetto all’età, “disabilità intellettiva lieve, tratti istrionici e disturbo funzionale su base post traumatica” delle torture di migranti in Libia.
Il gip Fabrizio Filice, decisa la custodia cautelare per la ritenuta pericolosità del mix fuga-psicofarmaci-rapina-machete, già quel 14 luglio nella convalida d’arresto non esclude “in astratto” i domiciliari con braccialetto, però non concessi perché nessuno rende disponibile un domicilio per il ragazzo. Dopo un mese e mezzo, il 3 settembre la pm Ilaria Perinu chiede il giudizio immediato; il 4 il gip Filice lo firma; il 5 il difensore chiede perizia psichiatrica, che però dopo l’immediato non può essere disposta più dal gip, il quale prima avrebbe potuto su richiesta delle parti e non d’ufficio. La notte tra 5 e 6 settembre Youssef muore nel rogo.










