di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 23 novembre 2025
Era il 15 gennaio 2019. Ornella Vanoni era stata invitata poche settimane prima a cantare con il coro di persone detenute e volontari del reparto La Nave: e aveva risposto di sì senza pensarci un secondo. La sua interpretazione di “Ma mi” fatta in carcere, in collegamento con la Triennale, resta un momento memorabile per chi c’era. “Spero che sia morta”, rispose. E il pubblico della rotonda di San Vittore - in parte autorità e invitati vari ma per più di metà “ospiti fissi”, diciamo così, del più famoso carcere italiano - naturalmente scoppiò a ridere. Era la conclusione di un aneddoto che Ornella Vanoni aveva appena finito di raccontare, prima di esibirsi in quello che grazie a “Ma mi” poteva ben essere considerato il “suo” carcere. E lei, quella volta, la celebre canzone firmata Strehler-Carpi la cantò proprio lì dentro. Insieme con un coro di persone detenute e volontari, il Coro del reparto La Nave: sezione di trattamento terapeutico avanzato gestita dentro San Vitttore da Asst Santi Paolo e Carlo. Era stata invitata poche settimane prima. Aveva risposto di sì senza pensarci un secondo.
L’esibizione ebbe luogo il 15 gennaio 2019, a conclusione una mostra-evento intitolata “ti Porto in prigione” promossa dall’associazione Amici della Nave in collaborazione con la Triennale di Milano e il carcere milanese. Lei era arrivata a San Vittore a metà pomeriggio, la Rai aveva allestito a tempo di record un collegamento che consentiva anche al pubblico della Triennale di vedere in diretta ciò che avveniva in carcere. Erano in programma diversi interventi sul tema della detenzione, della funzione della pena, del reinserimento. Ma il pezzo forte che tutti attendevano era ovviamente Ma mi, cantato dalla Vanoni con il coro delle persone detenute a eseguire con lei il ritornello.
Nel pomeriggio avevano provato insieme. E lei fu come era lei: alla mano, spiritosa, curiosa di loro, interessata alle loro risposte. E non è possibile descrivere a parole l’emozione dei ragazzi - nonché dei volontari e delle volontarie - che quel pezzo lo avevano già cantato a loro volta in numerose occasioni, perché non si può far parte di un coro a San Vittore senza conoscere e cantare Ma mi. Ma cantarlo con la Vanoni lì a un metro è un altro cantare.
L’attesa fu lunga e prima dovevano parlare in tanti, a cominciare dall’allora ministro della giustizia Alfonso Bonafede. Lei, seduta in prima fila, cominciò a sbuffare dopo due minuti. A un certo punto fece addirittura per alzarsi e andar via dicendo un “che palle!” che per fortuna non entrò nei microfoni ma fu percepito con molta chiarezza dalle persone sedute lì vicino. Che riuscirono a ridere in silenzio. Poi finalmente arrivò il suo momento. E prima di cantare raccontò che la fama di “cantante della mala”, quando era ragazza, l’aveva avvolta a tal punto che la portinaia della palazzina in cui abitava era convinta fosse reale: “Ogni volta che uscivo o rientravo a casa mi guardava come se io fossi veramente una delinquente”. Le chiesero se l’aveva più rivista, o se ne ebbe altre notizie in seguito. “Spero che sia morta”, rispose. Poi cominciò a cantare.










