di Zita Dazzi
La Repubblica, 10 agosto 2019
La struttura diventerà un centro per il rimpatrio dei migranti. "Decisione insensata, potrebbe ospitare trecento clochard". Stanno mettendo le sbarre alle finestre e alzando i sistemi anti evasione, nell'ex Cas (Centro di accoglienza straordinario) di via Corelli. Fervono i lavori chiesti dal ministro degli Interni Matteo Salvini al ministero della Difesa, che li ha commissionati al genio dell'Aeronautica militare, in quello che diventerà il nuovo Cpr, il primo Centro di permanenza e rimpatrio della Lombardia.
Ad inaugurarlo verrà sicuramente in autunno il vicepremier, forse per una tappa importante della sua campagna elettorale, ora che c'è la crisi di governo e il ritorno alle urne in vista. Ieri l'europarlamentare Pd Pierfrancesco Majorino ha visitato il cantiere aperto in attesa che la prefettura completi le procedure del bando che assegnerà la gestione della struttura al miglior offerente. Dietro al muro invalicabile, su un giardino adesso ancora spoglio, si affacciano quelle che saranno le celle dei 140 migranti in attesa di espulsione dall'Italia.
Dentro ai padiglioni c'è poco da vedere. Sono stati sgomberati da tutti gli arredi che c'erano fino a dicembre, quando il Cas è stato chiuso e i suoi 300 ospiti in parte allontanati, in parte ricollocati altrove. Vuote le camerate, mentre gli operai montano le inferriate alle finestre. Vuota la mensa, vuota la sala comune, vuota l'infermeria. Gli spazi che verranno arredati con materiali e mobilio adatti a un carcere, si affacciano su un lungo corridoio di cemento illuminato al neon, che Majorino percorre scortato da tecnici e addetti della prefettura.
Le sale dove lino a qualche mese fa entravano i volontari dell'associazione No Walls per fare scuola di italiano ai rifugiati, sono orbite vuote di parole e di colori. Presto arriveranno i letti a castello e gli armadietti, modello San Vittore. "La mia valutazione è che si tratta di un intervento insensato, di fatto stanno creando un carcere per immigrati, il primo del nord Italia - dice l'europarlamentare, che è stato assessore alle Politiche sociali sia nella giunta Pisapia, sia in quella di Beppe Sala.
Noi avevamo chiesto e ottenuto dal governo Letta che via Corelli potesse ospitare i richiedenti asilo: oggi si vuole tornare indietro. Proprio quando invece ci sarebbe tanto bisogno di utilizzare questi spazi per le persone senza dimora, italiani e stranieri: ci potrebbero abitare 300 persone". Majorino cerca di farsi spiegare come funzionerà il Cpr, ma chi è oggi sul cantiere sa poco o niente perché ancora non è noto il nome del gestore, né sono chiari i tempi di permanenza per chi dovrà essere identificato e rimandato al suo Paese.
Quando c'era il Cie - ai tempi governo Bossi-Fini -via Corelli diventò tristemente nota per gli abusi commessi e per la disperazione di chi vi era recluso, nell'impossibilità di avere notizie sulla propria sorte futura. "Questa città ha ospitato dal 2013 ad oggi 128 mila profughi, dimostrando grande capacità di accoglienza - aggiunge Majorino. Non ci sono mai stati problemi di ordine pubblico, né rivolte come quella che stava per scoppiare nel vicino Cas di via Aquila, proprio per la tensione che comincia a serpeggiare fra i migranti preoccupati per il proprio futuro".
Intanto Caritas Ambrosiana segnala che sono stati ricollocati i primi 21 migranti esclusi dall'accoglienza per effetto del Decreto sicurezza ospiti nei centri prefettizi gestiti a Milano dalla cooperativa Farsi Prossimo. Si tratta di donne sole con bambini e famiglie, tutte con permesso di soggiorno per motivi umanitari. Potranno proseguire i percorsi di integrazione negli appartamenti delle parrocchie e degli istituiti religiosi che costituiscono la rete di accoglienza diffusa della diocesi di Milano. Per la fine dell'anno saranno 200 le persone accolte dalla chiesa dopo esser state lasciate per strada dallo Stato.










