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Redattore Sociale, 3 marzo 2015

 

La denuncia del giudice del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Beatrice Crosti. Mancano le strutture nonostante le numerose richieste di affidamenti a servizi esterni al carcere. La proposta del giudice: un centro per lo smistamento dei detenuti che devono essere scarcerati per motivi di salute. "È capitato spesso di dover tenere persone in carcere perché non si sapeva dove mandarle. Oppure di ritardare scarcerazioni per riuscire a trovare una soluzione".

Sono le parole con cui il giudice del Tribunale di sorveglianza di Milano Beatrice Crosti ha sintetizzato il più grosso problema che il sistema carcerario di Milano. Mancano le strutture adeguate per detenuti che hanno bisogno di un ospedalizzazione una volta usciti dal carcere. Così capita che alcuni di loro, i più gravi, restino in infermeria nel penitenziario, nell'attesa che si liberi un posto in qualche hospice. È la denuncia che emerge dall'incontro "Il carcere e la città. Promuovere buoni processi di inclusione sociale e di sostegno all'autonomia", nell'ambito del Forum delle Politiche sociali del Comune di Milano.

Misure alternative. Il Tribunale dei Sorveglianza fa quanto può per alleggerire con pene alternative da scontare fuori dal carcere. E i risultati sono apprezzabili: nel 2013 le richieste accolte di affidamento ai servizi sociali sono state 1116 e 111 le respinte. Nel 2014 1.463 accolte e 100 respinte e nei primi due mesi del 2015 le richieste accolte sono state 184 e 12 respinte. Gli ultimi numeri dell'Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) di Milano indicano che i casi di affidamento sono stati 1.423, altri 820 i casi di detenzione domiciliare e 190 quelli in libertà vigilata. Numeri che evidenziano l'impegno della magistratura milanese a tenere, chi può, fuori dal carcere. Almeno quando ci sono le condizioni.

Anche con i detenuti ai domiciliari, infatti, sorgono spesso problemi. Capita spesso che il ristretto a fine pena o che deve espiare a casa sua non possa rientrare nella sua vecchia abitazione perché inquilino abusivo: come fare a quel punto? "Il più delle volte gli ex detenuti tornano a casa dai loro familiari, evento che spesso crea nuovi conflitti in famiglia", racconta la Garante dei detenuti di Milano Alessandra Naldi. Per questo il magistrato Crosti propone di creare "come un centro di smistamento di chi va preso in carico fuori dal carcere, per evitare che si debba ricorrere sempre alla buona volontà di qualcuno o ai propri contatti". Una proposta accolta anche dalla Garante dei detenuti.

Sovraffollamento. Notizie migliori invece sul fronte sovraffollamento delle carceri: in tutte le strutture milanesi, spiega il provveditore lombardo Aldo Fabozzi, "sono garantiti i tre metri quadri a detenuto, in alcuni casi si arriva anche a quattro". La situazione migliorerà ulteriormente con l'aggiunta di 75 posti nel carcere di Busto Arsizio e un altro reparto a Cremona.