di Irene Fassini
milanotoday.it, 4 dicembre 2022
Per entrare in una Residenza per l’esecuzione di una misura di sicurezza (Rems), gli autori di reati con disagio psichico possono aspettare anche 300 giorni. Uno di loro si trova da oltre un anno a San Vittore. A farsi carico di lui il suo avvocato e adesso anche la Corte europea dei diritti dell’uomo.
“Più volte mi ha chiamato e mi ha detto di voler farla finita”, racconta Benedetta Perego, avvocato penalista e presidente di Strali, un’associazione che si occupa di tutela dei diritti umani. Un suo assistito si trova nella casa circondariale di San Vittore da più di un anno. Ma in questo luogo non ci dovrebbe stare. Marco (nome di fantasia, ndr) soffre di disturbo schizofrenico, una patologia diagnosticata da tempo e che è stata anche causa del reato che ha commesso.
Nella sua cartella clinica c’è scritto che non prende con regolarità la terapia farmacologica. Dovrebbe seguire un percorso di cura mentale, ma di fatto incontra gli psicologi solo quando ha delle crisi. Spesso rifiuta i farmaci. Ha momenti di alti e bassi e cambiamenti importanti dell’umore come tutti gli schizofrenici. Sente le voci. Nella cella liscia Per il Governo italiano, chiamato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) a rispondere delle sue condizioni, starebbe tutto sommato bene. Il percorso psicologico di supporto sembrerebbe funzionare. Le celle lisce, dove passa giorni e notti nei periodi peggiori, sembrerebbero luoghi idonei a persone nelle sue condizioni...










