di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 10 maggio 2023
Maria Carla Gatto, presidente del Tribunale per i minorenni: disagio e droga, urgenti centri specializzati. Aumentano di giorno in giorno, sempre di più. Sono i minorenni stranieri “non accompagnati”, ragazzi che arrivano soli in Italia seguendo le rotte dell’immigrazione, traumatizzati dalle violenze subite e finiscono nelle maglie della giustizia perché commettono reati, anche gravi. E quando entrano nel carcere minorile sono protagonisti di incidenti spesso spinti dalle patologie psicologiche e dall’astinenza dalla droga. “La situazione è grave.
Il problema è che il sistema non è in grado di accoglierli”, dice Maria Carla Gatto, la presidente del Tribunale per i minorenni che dal prossimo luglio dovrà affrontare anche questo fenomeno su mezza Lombardia con solo 13 magistrati su 17 in organico. Nel primo quadrimestre di quest’anno nel carcere per minorenni Beccaria di Milano su un totale di 87 minorenni entrati, ben 40 sono non avevano nessuno in Italia, quasi tre volte il numero dei reclusi nello stesso periodo dell’anno scorso quando furono 14 su 59. Nonostante il numero complessivo di questo tipo di ragazzi nel distretto del Tribunale di Milano, che comprende otto province, si sia ridotto nello stesso periodo da 482 a 237. Ne arrivano di meno, ma commettono più reati. “Questi giovani costituiscono un fenomeno al quale non si riesce a dare risposte adeguata”, aggiunge Gatto.
Perché? Il problema dipende dalla mancanza di posti nelle comunità educative e trattamentali. A Milano, dove il Comune ne assiste 1.218 (senza contare i ragazzi arrivati dall’Ucraina in fuga dalla guerra), non sarà più possibile trovare posto. “È necessario - spiega Maria Carla Gatto - che le istituzioni intervengano prima che si arrivi all’ingresso in carcere, potenziando i presidi territoriali specialistici in modo che l’intercettazione del disagio di questi ragazzi e la valutazione dei percorsi terapeutici avvenga agli esordi delle problematiche, soprattutto per quanto riguarda l’uso di sostanze che creano dipendenza e che, sappiamo, possono avere gravi conseguenze sullo sviluppo e sul funzionamento psichico, quando l’età in cui si comincia a farne uso è molto giovane”.
Sono 91 le misure cautelari emesse dal primo gennaio al 30 aprile scorso dai gip del Tribunale milanese. I ragazzi arrestati che non trovano posto al Beccaria vengono collocati in istituti di altre regioni. “La misura carceraria non sempre è la risposta più adeguata alle difficoltà dei ragazzi e al loro recupero. La detenzione, che spesso costituisce misura di aggravamento al collocamento in comunità, il più delle volte scatena comportamenti di una violenza inaudita contro gli altri ragazzi, contro gli agenti, che addirittura finiscono in pronto soccorso. Questo clima destabilizza tutti gli altri ospiti, vanificando gli interventi trattamentali che vengono avviati”, aggiunge la Presidente del Tribunale per i minorenni che non nasconde il timore che possano verificarsi episodi anche più gravi. “Le comunità sul nostro territorio mancano, molte anzi hanno sospeso la loro attività per carenza di educatori, e quando hanno un posto libero rifiutano di accogliere i minori stranieri non accompagnati che sono i più problematici”.
La carenza di posti ha anche un risvolto paradossale perché, in attesa di trovare una comunità, i ragazzi italiani che commettono maltrattamenti in famiglia restano in casa. Il Tribunale, sottodimensionato nell’organico, “è in grande affanno per assicurare risposte tempestive alle richieste di intervento che riguardano un’infanzia e un’adolescenza sempre più fragile e in crescente difficoltà, amplificata - conclude Gatto - dall’isolamento e dall’incertezza sul proprio futuro”.









