di Andrea Galli
Corriere della Sera, 12 agosto 2025
Le Comunità non bastano. Gli esperti: più mediatori in strada. In notti di commissariati e caserme, il sabato e la domenica e magari anche il lunedì o qualsiasi altro giorno, e nell’attesa, tenuti lì da poliziotti e carabinieri che di altro dovrebbero occuparsi anziché fare gli assistenti sociali, nell’attesa che qualche comunità risponda, e risponda d’avere un posto libero, ecco, anche ciò che è haram, proibito dal Corano, ad esempio la carne di maiale, i ragazzini lo prendono, ingoiano, divorano. Capita che siano a digiuno da, boh, s’è perso il conto, e gli agenti vanno a comprare quel che trovano in giro per sfamarli. Anche questa è estate milanese.
Ora, prima che i permalosi protestino sdegnati, capiamoci subito: non è un processo a Milano, una città e un’alleanza di pubblico e privato che come nessuno in Italia (lo testimoniano le risposte, la progettualità) riceve e gestisce, a tratti prova a gestire, un tale flusso di minori non accompagnati, per lo più egiziani in quanto l’Egitto ha subìto nella sua voce principale, cioè il turismo, i devastanti anni della pandemia, e con un effetto a catena ha aumentato i propri debiti facendo crollare la moneta nazionale, e intanto non s’arresta l’arrivo di profughi, dalla Palestina, dalla Siria, dal Sudan, il che alza (ulteriore) tensione nella popolazione stanca e impoverita e spinge un numero maggiori di egiziani a emigrare, verso destinazioni quali l’Italia, la Lombardia, Milano e il suo hinterland, zone di storici arrivi nei decenni, in maggioranza, certamente, arrivi fecondi di fatica, umanità e umiltà, animi generosi e grati, riscatti e successi.
Preoccupa, disorienta gli analisti, il crescente doppio tema: la crescita numerica, e una filosofia esistenziale dei minori d’approdo priva di una meta definitiva quanto, al contrario, la considerazione di un’Europa nel suo insieme geografia ampia e variegata di pellegrinaggio, o meglio scrivere di perpetuo vagabondaggio, prima una nazione, poggiando su amici in precedenza emigrati, poi un’altra chiedendo aiuto a vecchi parenti: fra questi ragazzini, in questa quotidianità misera e - giocoforza? - famelica, predatoria, con una spaventosa inclinazione all’illegalità senza remore né pentimenti come narrano al Corriere finanche antichi investigatori duri.
Ha riferito proprio al nostro giornale l’appassionato imam Abdullah Tchina, il primo nominato in un istituto di pena minorile (il Beccaria), che “la vita non è un codice binario, giusto oppure sbagliato: esiste la moderazione, esiste il compromesso. Gli errori si possono riparare con la pazienza, ma se c’è la volontà”.
E di nuovo al Corriere, l’illuminato, e figura rara, considerando il suo ambiente professionale, Silvio Tursi, a capo della cooperativa sociale “Tempio per l’infanzia”, così ha già detto: “A Milano servono mediatori molto esperti, di strada. D’accordo gli studi universitari, ma bisogna saper stare dentro le dinamiche di una città, ci si deve misurare con chi si porta dietro la reale sofferenza e se la gioca ogni benedetto giorno... La maggior parte dei ragazzini vive tantissimo la strada. E tu devi esserci, in strada, devi sapere come starci”.
Il Beccaria prima menzionato è quello dei 42 indagati per pestaggi e torture (direttori e agenti andranno a processo... La lettura delle carte giudiziarie è un autentico viaggio nei soprusi, nelle connivenze, nelle codardie del gruppo che si copre); la struttura è vetusta: serve un altro Beccaria? Oppure servono più carceri minorili? E le comunità d’accoglienza? Non bastano, certi minorenni vengono assegnati a strutture in Liguria, salvo, s’intende, scappare dopo mezz’ora senza, s’intende pure questo, nessuno che li insegua. Fatti loro.
Si dice che non tutto quanto avviene qui a Milano viene veicolato alla stampa, permane questo timore di alterare la narrazione d’una Milano sicura, tranquilla, ultra-residenziale e a misura di turisti pure negli angoli disgraziati... Ma ci sono i furti, anzi ci sono rapine di sproporzione immani tra, con rispetto, quel che è il bottino, tipo una collanina, e la ferocia mossa per conquistarla. La violenza come unico alfabeto appreso e perpetuato da questi ragazzini.











