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calabriainchieste.it, 27 aprile 2026

Fine di “U Mastru”: tra carcere duro, indagini e ombre sulla morte del capocosca di Siderno. Si chiude con la morte di Giuseppe Commisso, 79 anni, una delle pagine più complesse e controverse della storia recente della ‘ndrangheta calabrese. Conosciuto come “U Mastru”, soprannome che lui stesso ricondusse alla sua attività di sarto - “Mi chiamano ‘Mastro’ perché facevo il sarto, non per altro”. Commisso era detenuto al regime di carcere duro in un penitenziario del Nord Italia. Le circostanze del decesso restano tutt’altro che lineari.

Secondo una prima ricostruzione, il boss sarebbe stato trasferito solo nelle ultime ore in una struttura sanitaria milanese, dove i medici non hanno potuto fare nulla per salvarlo. Altre fonti, tuttavia, sostengono che la morte sia avvenuta direttamente in carcere, nonostante le ripetute richieste dei familiari per un trasferimento in un ospedale specializzato. Una discrepanza che ha già aperto un fronte giudiziario: la famiglia avrebbe infatti chiesto alla Procura di Milano di accertare eventuali responsabilità legate alla gestione sanitaria del detenuto.

Un passaggio che potrebbe ritardare anche il rientro della salma a Siderno, subordinato a eventuali accertamenti autoptici e alle autorizzazioni dell’autorità giudiziaria. Nel frattempo, si preannunciano funerali in forma strettamente privata, verosimilmente senza cerimonia religiosa pubblica, secondo le determinazioni che saranno adottate dalle autorità di pubblica sicurezza.