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di Giulia Ghirardi

fanpage.it, 9 maggio 2026

“È andato in infermeria perché non stava bene. Lo hanno mandato via, dicendogli che non aveva nulla. Due giorni dopo, però, è morto”. A parlare è Bo Guerreschi, presidente della Ong Bon’t Worry Ingo, che ha deciso di raccontare a Fanpage.it quanto appreso dai parenti di alcuni detenuti del carcere milanese di Opera: “Vogliono nascondere il decesso, insabbiando i numeri reali delle morti all’interno del carcere”. Per chiarire la vicenda Fanpage.it ha provato a contattare più volte la direzione dell’Istituto penitenziario, che, però, non ha mai risposto né voluto chiarire le circostanze del caso.

Morte nel carcere di Opera: cosa sappiamo - Secondo quanto riferito alla Ong dai parenti di alcuni reclusi, il detenuto - originario di Siderno, un comune in provincia di Reggio Calabria - sarebbe stato trovato senza vita “sulla branda della sua cella” nella sezione SAI, il Servizio di Assistenza Intensiva del carcere di Opera, lo scorso 26 aprile. Nelle ore successive alla notizia della morte, sarebbero, però, circolate versioni contrastanti sul luogo del decesso. Da una parte c’è la ONG e i detenuti che affermano che l’uomo sia morto all’interno del carcere, ipotesi che - secondo chi la sostiene - eviterebbe all’Istituto penitenziario di vedersi attribuire direttamente il decesso di un detenuto.

Dall’altra resta aperta la possibilità che l’uomo sia effettivamente morto dopo un trasferimento in ospedale. Un’ulteriore ipotesi è che possano esserci accertamenti o indagini in corso, circostanza che potrebbe spiegare la scarsità di informazioni ufficiali e la difficoltà nel ricostruire con precisione quanto accaduto. L’unica certezza è che, a una settimana di distanza, la dinamica della vicenda non è ancora stata chiarita ufficialmente.

“Lo hanno trovato deceduto in cella, ma per il carcere è più comodo far risultare che sia morto in ospedale”, ha commentato Guerreschi a Fanpage.it, sottolineando che, a complicare la situazione, ci sarebbe il fatto che due giorni prima della morte, venerdì 24 aprile, il detenuto si sarebbe presentato in infermeria lamentando un malessere, ma sarebbe stato rimandato in cella perché “non hai niente”. Tuttavia, due giorni dopo è stato trovato morto.

È questo passaggio a rendere la vicenda particolarmente delicata sul piano delle responsabilità. In linea generale, infatti, la custodia di una persona detenuta per l’amministrazione penitenziaria comporta un obbligo di vigilanza e di tutela della salute, soprattutto quando vengono segnalati sintomi o richieste di assistenza medica. Dunque, se confermato, il caso potrebbe comportare verifiche sulle modalità di presa in carico sanitaria e sulle decisioni adottate in occasione della richiesta di assistenza.

Al momento, però, non esistono elementi che confermino omissioni o irregolarità, ma il fatto che sulla morte di un detenuto affidato alla custodia dello Stato non esista ancora una ricostruzione chiara e verificabile continua ad alimentare dubbi e non poche perplessità sulla corretta gestione dell’Istituto e sulla tutela dei diritti fondamentali delle persone recluse al suo interno.

Proprio per questo, Bo Guerreschi, attraverso Fanpage.it, ha chiesto un confronto urgente: “La situazione è degradante. Opera è un disastro, non può continuare così. Ho depositato un nuovo esposto indirizzato alla Corte di Cassazione e alla Corte Costituzionale. Ora, però, chiedo un confronto immediato con Nordio o con il Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ndr). Vorrei una risposta, lo Stato deve spiegare cosa sta accadendo”.