sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di don Roberto Mozzi*

Avvenire, 25 giugno 2024

Negli ultimi 24 mesi, a San Vittore si sono tolte la vita 12 persone. In pochi saprebbero dire i loro nomi e ricordare i loro volti. La parola d’ordine è “dimenticare”. Con rapidità ed efficienza tutto deve tornare alla normalità in poche ore, come se nulla fosse avvenuto. La morte va rimossa in fretta, perché parla. La morte scandisce parole di dolore e incuria. Da dieci anni lavoro qui come cappellano e la morte è sempre stata affrontata così: “custodiamo corpi vivi, dei morti non sappiamo cosa farcene: non ce ne parlate neanche…”.

E invece oggi diamo parola alla morte: 31 maggio 2022, Giacomo Trimarco, 21 anni, muore a causa del gas inalato. Perché dopo due tentativi di suicidio con gravi conseguenze, l’ultimo dei quali poche settimane prima, Giacomo continua ad avere a disposizione la bombola del gas? Perché nessuno pensa di modificare la modalità del suo accesso al gas, dopo che, appena 6 giorni prima, il suo amico Abou El Maati Ahmed, con cui divide la cella, si è tolto la vita a pochi metri da lui? La notte tra l’11 e il 12 luglio 2022, Davide Paitoni, 40 anni, muore per impiccagione. Il giorno prima ha ricevuto la notizia del rigetto della richiesta di perizia psichiatrica nel processo in cui è imputato e per cui rischia l’ergastolo.

Proprio in quella notte viene lasciato dormire in cella da solo. Come è possibile? Come è possibile prendere questa decisione proprio quella sera, dopo che Davide ha ricevuto una notizia così negativa per la sua vicenda giudiziaria? 11 settembre 2023, Davide Pessina, 34 anni. Dopo azioni violente verso altre persone detenute, viene collocato in cella di isolamento disciplinare, in una fase di disturbo psichiatrico acuto. Viene collocato in cella da solo e di notte gli viene chiuso il blindo. Quando riaprono il blindo, lo trovano impiccato.

Come è possibile che una persona con disturbo psichiatrico in fase acuta sia collocato in isolamento disciplinare, da solo, con il blindo chiuso, di notte? 8 dicembre 2023, Ahmed Sadawi, 46 anni, muore per impiccagione nel bagno della cella, mentre nella rotonda di San Vittore viene trasmessa la prima della Scala. Si trova nelle celle ad Alto Rischio, ideate per la prevenzione di atti autolesivi o suicidari. Come è possibile che Ahmed Sadawi si tolga la vita proprio qui? Perché nessuno si accorge di nulla, nonostante le telecamere siano poste sia nella cella che nel bagno? Perché la lampadina del bagno è fulminata da giorni e nessuno l’ha sostituita?

Ma soprattutto, come ha fatto a procurarsi la cintura con cui si è impiccato? Dei 12 suicidi a San Vittore, quattro sono stati causati dall’inalazione di gas. Oltre Giacomo Trimarco (21 anni), Othman Fathallah (32 anni), Reda Ben Mbarek (21 anni) e Hesham Zaki (23 anni). Da tempo molti operatori chiedono con insistenza che si trovino alternative all’uso del gas per cucinare, per i soggetti a rischio, che manifestano sintomi correlabili a questo tipo di abuso, proponendo soluzioni praticabili. Perché si preferisce lasciare tutto com’è?

Qualcuno pensa che se venisse attivato un protocollo specifico, in caso di evento critico, ci sarebbero dei responsabili, mentre ora il gas è sotto la responsabilità di chi lo utilizza e a volte, come danno collaterale già previsto, ne muore. Queste sono le parole della morte e queste sono le sue domande, che finora nessuno ha mai ascoltato. Eppure dopo ogni morte in carcere viene aperta un’indagine giudiziaria. Possibile che, di fronte a violazioni così palesi dei regolamenti penitenziari e dei protocolli di prevenzione, nessuno abbia nulla da eccepire?

Sappiamo tutti che se non c’è nessuno che fa rispettare le regole a chi le regole dovrebbe insegnarle, il risultato è l’anarchia. E allora aspettiamo che chi può e deve indagare, lo faccia al più presto, senza tralasciare nulla. Aspettiamo e speriamo. Perché la speranza è l’ultima a morire. Ma mentre noi speriamo, a San Vittore la morte continua a fare il suo lavoro.

*Cappellano di San Vittore, intervento alla “Maratona oratoria” organizzata dalla Camera penale di Milano su “Fermare i suicidi in carcere”