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di Giovanna Maria Fagnani

Corriere della Sera, 6 aprile 2022

La serata “Voci in dialogo. Concerto per la pace” è stata promossa dall’Associazione Quartieri Tranquilli, presieduta da Lina Sotis, e Associazione Amici della Nave, in collaborazione con la direzione dell’istituto.

Detenuti e magistrati, giudici, avvocati. In Tribunale le quattro voci della giustizia siedono su fronti opposti, spesso in conflitto. Lunedì sera, invece, nella rotonda del Carcere di San Vittore, si sono riunite in una eccezionale polifonia. L’occasione era la serata “Voci in dialogo. Concerto per la pace”, promossa dall’Associazione Quartieri Tranquilli, presieduta da Lina Sotis, e Associazione Amici della Nave, in collaborazione con la direzione dell’istituto. In scena, uno accanto all’altro, due cori: i 34 coristi-detenuti de “La Nave” (uomini fra i 18 e i 60 anni e oltre) e la Corale Polifonica Nazariana, che dal 2003 inaugura l’anno giudiziario coi suoi concerti ed è composta da oltre 60 elementi, tra cui giudici - come il direttore Lucio Nardi - e poi avvocati e magistrati. Dopo un mese e mezzo di prove distinte, l’emozione delle generali d’insieme e, infine, il concerto, eccezionale non solo perché metteva insieme queste voci, ma anche perché si è trattato della prima riapertura al pubblico (stavolta su invito) del carcere di San Vittore, dopo la pandemia.

Il “canzoniere” da Verdi a Vasco, Battisti e Dalla - Il Va pensiero di Giuseppe Verdi, eseguito insieme in apertura, poi brani di Vasco Rossi, Lucio Dalla, i Maneskin, Lucio Battisti (“Il mio canto libero”) e l’inno della Nave per i detenuti e Mozart, Jenkins e brani di altri compositori di musica sacra e non per la Corale. Gran finale, con “O sole mio”, cantata anche dal pubblico, tra cui c’erano i rappresentanti delle istituzioni: la vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti, la vicesindaco Anna Scavuzzo, il senatore pd Franco Mirabelli e il capogruppo dem in consiglio comunale Filippo Barberis, la presidente del Tribunale di Sorveglianza Giovanna Di Rosa e il direttore del carcere Giacinto Siciliano. Nel pubblico anche l’ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e altre personalità del mondo della giustizia. Applausi e tante manifestazioni di affetto per la dottoressa Graziella Bertelli, fondatrice de “La Nave”, il reparto di cura e trattamento avanzato per detenuti-pazienti con problemi di dipendenza, gestito da una équipe specializzata della Asst Santi Paolo e Carlo. E per Lina Sotis, ideatrice della serata. “Un evento simbolico, ma vero e nel momento giusto. Qui siamo tutti uguali”, ha detto.

I detenuti a colloquio con Letizia Moratti - Al termine del concerto, alcuni detenuti si sono fermati a parlare brevemente con Letizia Moratti, chiedendole notizie della comunità di San Patrignano. “Serate come questa - ha detto poi la vicepresidente - danno ai giovani detenuti la possibilità di capire che un dialogo c’è sempre, che una seconda, terza, quarta possibilità nella vita c’è sempre, bisogna solo saper impegnarsi per ottenere i risultati che possono arrivare. Il simbolo di un coro che canta insieme può far capire che non sono soli, che la società non li condanna e che possono andare avanti a trovare la loro strada”. Nel pubblico anche Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano: “È stata una serata molto bella: sono venuta qui molte volte, per la Prima della Scala o altri eventi, ma oggi eravamo noi in ascolto di loro” dice. Il direttore del carcere Giacinto Siciliano ha sottolineato come il concerto segni una ripartenza. “Possiamo riprendere la grande progettualità che c’era prima del Covid e che comprende la scuola e le attività con i volontari. E anche il costante contatto con l’esterno, importante per loro, perché hanno bisogno di visibilità e per chi sta fuori, perché possa capire che il carcere, seppur con tutte le sue storture, è un luogo positivo, dove si lavora, un luogo a cui dare fiducia”.

Bruti Liberati - A fargli eco anche le parole a margine di Edmondo Bruti Liberati: “Queste sono persone che hanno commesso errori o reati, ma sono persone con cui è necessario riprendere un discorso, in vista di un reinserimento nella società. Queste iniziative sono moto importanti perché carcere non resti sempre un corpo estraneo alla città, ma ci si renda conto dei grandi problemi e delle possibilità di un impegno su questi temi che dalla conoscenza può nascere”. Prima di salutarsi, tanti ragazzi della Nave hanno promesso al maestro Lucio Nardi di entrare a far parte della Corale, quando usciranno. “Lei maestro tiene una passione per la musica esagerata” gli ha detto uno di loro. Per quasi tutti era la prima volta in cui sentivano cantare una corale lirica. Il brano più difficile? “Il Va Pensiero che ha tanti alti e bassi. Per fortuna le parole le conoscevamo già, si sente anche in Marocco” raccontano due coristi della Nave. “No, la più difficile era quella di Lucio Dalla” dissente un altro. Qualcuno si commuove. “Venite ancora a sentirci, speriamo ci facciano cantare ancora presto”.