Adnkronos, 25 febbraio 2015
Parte nel carcere di Bollate, comune alle porte di Milano, un corso per operatori dog sitter professionali ideato e progettato appositamente per le persone sottoposte a misure restrittive. A fine corso i detenuti conseguiranno tesserino tecnico e certificazione nazionale del Csen - il Centro Sportivo Educativo Nazionale e potranno svolgere autonomamente attività quali dog sitter, dog walker e dog-daycare. Il percorso sarà strutturato su un modello innovativo di Eaa-Educazione assistita con animali professionalmente qualificante e in linea con quanto prescritto dalle linee guida nazionali in materia di interventi assistiti con animali (Iaa).
Oltre a conferire agli allievi le tecniche e la professionalità di operatori del ramo pet care, il corso costituirà per i detenuti anche una vera e propria esperienza di pet therapy, un tipo di attività già in atto a Bollate sotto la supervisione dell'associazione Cani Dentro onlus. Dopo la fase di formazione si passerà alla creazione di un network operativo per facilitare l'assunzione dei detenuti autorizzati al lavoro esterno presso aziende agricole e di pet care. I cani coinvolti nell'intervento saranno ex-randagi ospiti di canili o rifugi, preventivamente sottoposti a percorsi di rieducazione e socializzazione ad opera di personale specializzato. Questo tipo di lavoro, l'acquisizione delle attitudini richieste dalla pet therapy rappresenterà per questi cani una ulteriore occasione di socializzazione e relazione positiva con l'uomo, favorendo sensibilmente le loro possibilità di venire adottati e accolti in famiglia.
Nel corso delle lezioni saranno effettuati rilevazioni di parametri fisiologici e comportamentali dei cani coinvolti per la valutazione del loro benessere psico-fisico e sarà realizzato uno studio volto a valutare le dinamiche comunicative tra lo studente del corso, il cane da pet therapy e il suo coadiutore. "Malgrado la presenza di attività di pet therapy sia un dato abbastanza diffuso, il settore lavorativo del pet care è ancora molto poco proposto nelle carceri - osserva Federica Pirrone, ricercatrice alla Statale e responsabile del progetto - esso invece si adatta molto bene alla realtà carceraria, perché comprende attività che richiedono un'assunzione di responsabilità da parte della persona e quindi risultano importanti dal punto di vista del trattamento".











