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di Jessica Muller Castagliuolo

Il Giorno, 12 agosto 2026

Il sovraffollamento raggiunge il 200%. Dopo la chiusura della sezione a Vigevano situazione ancora più critica nello storico penitenziario milanese. A Bollate nel 2025 c’erano 157 donne, oggi le recluse sono a quota 200. Il 16,7% delle celle in Italia non ha il bidet e nel 25% delle strutture manca perfino il servizio di ginecologia. Nella bollente estate delle carceri lombarde - quarta regione per sovraffollamento in Italia, con lo scarto negativo massimo di San Vittore, che sfiora il picco del 230 per cento- anche le donne detenute a Milano si trovano in una condizione critica. Dopo lo smantellamento, tra luglio e agosto 2025, della sezione femminile del carcere di Piccolini a Vigevano, sostituita con una sezione del 41bis dedicata a detenuti che sono stati condannati o imputati per reati di criminalità organizzata o terrorismo, 72 donne sono mandate altrove e “assorbite” in contesti che già soffrivano di sovraffollamento. 

In particolare, è la sezione femminile di San Vittore e quella di Bollate ad accusare più il colpo. Come evidenziano gli ultimi dati diffusi dall’Associazione Antigone, l’anno scorso, il 31 luglio del 2025, a Bollate c’erano 157 donne. Oggi sono 200. Nella sezione femminile di San Vittore, che conta solo 46 posti regolamentari dedicati alle donne, l’anno scorso le detenute erano 76. Oggi 96. Un sovraffollamento di oltre il 200 per cento. Criticità che si stagliano sulla già difficile condizione delle donne nelle carceri italiani. Tra fuori e dentro, libertà e costrizione, resta infatti sempre riflessa, opaca sullo sfondo, la discriminazione di genere. 

Le detenute sono una “minoranza carceraria”: poco più del 5% del totale della popolazione carceraria. Sono poche, ma quasi sempre lontane dal luogo degli affetti, perché non c’è spazio. Sono quelle che hanno subito il più alto numero di abusi in passato. Quelle che assumono più psicofarmaci. Quelle che vivono la reclusione nella condizione di maggiore marginalità sociale, economica e sanitaria, perché costrette a vivere in un sistema detentivo plasmato sulle esigenze, i bisogni e le peculiarità maschili. Sono rimasti infatti solo tre istituti interamente femminili sul territorio nazionale: a Roma, Venezia e Trani. Fino al 2024 c’era anche quello di Pozzuoli, chiuso per il terremoto e mai più riaperto. I tre istituti insieme ospitano 501 donne. Vale a dire, meno di un quinto del totale. Tutte le altre (2.788 nuovi ingressi solo nel 2025) sono sparse in sezioni femminili all’interno di carceri a prevalenza maschile. Si tratta di sezioni che hanno una dimensione spesso limitata, e a volte ospitano anche pochissime detenute. 

Servizi essenziali assenti - In Lombardia le sezioni femminili non sono molte. Sono presenti, ma ridotte, a Bergamo, Brescia, Como e Mantova. Un contesto frammentato e lacunoso, nel quale la chiusura di Vigevano, come dimostrano gli ultimi dati, non può non avere un impatto. Sul piano nazionale, l’affollamento dei reparti femminili secondo Antigone nel 2025 si fermava alla già enorme percentuale del 134,5. Comunque lontana dall’oltre 200 per cento di San Vittore. L’indagine ha poi messo in luce che il 16,7 per cento delle celle visitate in tutta Italia non aveva la dotazione del bidet e nel 25 per cento dei casi mancava un servizio di ginecologia. Al 31 marzo, infine, nelle carceri italiane c’erano 26 bambini al seguito delle loro 22 madri detenute. Sei bambini a Torino, 7 a Lauro, 1 a Messina e 1 a Bollate. Ben otto a San Vittore.