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di Massimo Achini*

Corriere della Sera, 11 febbraio 2026

Sabato il carcere di Milano Bollate diventerà un campo di gioco, uno spazio di incontro, un laboratorio di umanità. Il vento dello spirito olimpico. I Giochi della Speranza, il valore dello sport oltre i muri delle carceri. Il 28 febbraio il carcere di Milano Bollate smetterà, per qualche ora, di essere soltanto un luogo di reclusione. Diventerà un campo di gioco, uno spazio di incontro, un laboratorio di umanità. Accadrà grazie ai Giochi della Speranza, una iniziativa che nasce dal desiderio profondo di rimettere al centro la persona, la sua dignità e la possibilità concreta di un riscatto. Credo fermamente che lo sport non sia mai solo competizione. È educazione, relazione, linguaggio universale.

È uno strumento potente capace di abbattere barriere, anche quelle che sembrano invalicabili. Portare lo sport dentro un istituto di pena significa creare un tempo e uno spazio diversi, in cui il giudizio lascia il posto all’incontro e i ruoli si fanno secondari rispetto alle storie e alle persone. 

In una Milano che oggi vive l’esperienza straordinaria dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026 anche il carcere di Bollate viene attraversato da questo vento. Uno spirito olimpico che non si ferma agli stadi o alle arene, ma entra nei luoghi più fragili e complessi della nostra società. In campo, insieme, scenderanno detenuti, agenti di polizia penitenziaria, magistrati e rappresentanti della società civile. Un gesto semplice e allo stesso tempo rivoluzionario. 

L’iniziativa, promossa da Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, Dipartimento amministrazione penitenziaria, Associazione nazionale magistrati, Gruppo sportivo fiamme azzurre, in collaborazione con Csi Milano, prenderà il via alle 8.30 e accompagnerà la mattinata fino alle premiazioni delle 13.00. Calcio maschile, pallavolo femminile, atletica, staffetta, tennis tavolo, calcio balilla e scacchi: discipline diverse, un unico messaggio. Lo sport unisce. Lo sport rende liberi, almeno interiormente.

Mi emoziona profondamente pensare che i valori dello sport e del gioco possano scavalcare muri che di solito sembrano invalicabili, come quelli di una casa di reclusione. Questa giornata non è un episodio isolato, ma il frutto di un impegno quotidiano: oltre 700 ore all’anno di attività che Csi Milano svolge negli istituti di pena del territorio, credendo che l’educazione passi anche - e forse soprattutto - attraverso il movimento, le regole condivise, il rispetto reciproco. Per qualche ora, a Bollate, il tempo della pena lascerà spazio al tempo del gioco. E sarà un promemoria potente per tutti noi: prima delle divise, dei ruoli e delle sentenze, vengono le persone. Sempre.

*Presidente Csi Milano