di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 16 settembre 2020
Dove c'era una discarica sono sorti un maneggio e una fattoria aperti alla città. I detenuti di massima sicurezza dalle loro finestre non lo vedono ma appena oltre l'altissimo muro di cinta dove si scontano le pene più aspre, lì dove finora c'erano solo la discarica e la spazzatura del carcere di Opera, sono sorti un grande maneggio, una fattoria didattica e un ranch dal nome evocativo: "Freedom" (libertà).
In quel luogo chi è ancora in cella ma quasi alla fine del percorso e quelli che si sono guadagnati speciali permessi potranno imparare l'arte del maniscalco, dell'artiere e del sellaio, professioni richiestissime e utili per il reinserimento in società. Non solo: si prenderanno cura degli animali e contribuiranno ai corsi che verranno attivati con l'aiuto di tutti. "È un progetto unico a Milano e forse anche in Italia. Il maneggio, aperto alla città, avrà prezzi popolari e sarà attento ad accogliere in particolare ragazzi che hanno bisogno e persone con disabilità", anticipa il direttore del penitenziario Silvio Di Gregorio.
Il lockdown ha innescato qualcosa di inimmaginabile solo pochi mesi fa. Mentre il carcere era completamente chiuso verso l'esterno, all'interno si è formata una squadra di volontari che ha dato anima e cuore al progetto. Da una parte si sono prestate le "Giacche verdi", Onlus attiva con i cavalli all'Idroscalo, dall'altra una trentina di membri della Polizia penitenziaria dello stesso carcere: "Nel loro tempo libero, durante quei mesi tristissimi di lockdown e poi in estate, hanno portato materiali, pulito, progettato, montato con incredibile dedizione e umanità", spiega il comandante Amerigo Fusco, deus ex machina e ideatore.
Il percorso è in salita, in particolare con le restrizioni dettate dal Covid, ma tutto è pronto per il lancio il 3 ottobre. Sono arrivati da un sequestro collegato alla 'ndrangheta a Fino Mornasco una decina di cavalli. Due asinelli sono sardi e un terzo reduce da un campo nomadi dove era maltrattato e denutrito. Corrono sul terreno Peppa e George, maialini thailandesi donati da un agriturismo, e con loro il lama cucciolo Miglio. E poi pavoni, decine di tartarughe e sessantaquattro pappagalli delle specie più diverse. Marco e Beppe, in regime di libertà ristretta, sono i primi detenuti introdotti: entrambi padri e nonni, sono in carcere da decenni. Il primo si è formato con le "Giacche verdi" all'Idroscalo e dicono sia diventato un perfetto maniscalco: sarà il primo ad aiutare ad Opera, dove sta finendo di scontare la sua pena. L'altro è diventato invece tutt'uno con l'asinello che era stato maltrattato al campo nomadi: "Lo ha fatto rinascere, l'animale si è affezionato moltissimo e lo segue ovunque, quasi come un cane, il che mette anche in difficoltà chi lo deve governare", scherza Di Gregorio.
Se il lockdown ha portato qualcosa di buono, forse è proprio questo: ha fatto da collante all'interno di un carcere famoso per la sua rigida gerarchia e alimentato una certa comunicazione orizzontale tra gli ambienti. Questo ha generato una vitalità nuova, solidale e speranzosa: "Il nome Freedom scelto per il ranch evoca la libertà come riconquista potenzialmente accessibile a tutti - dice. Quella parola vorrebbe dare coraggio anche a chi è ancora nel mezzo del cammino di rieducazione e ai detenuti cui sono preclusi i permessi ma ce la stanno mettendo tutta".
Anche Giuseppe Scabiola delle "Giacche verdi" ricorda il contributo di Fondazione Cariplo e getta il cuore oltre l'ostacolo: "Al maneggio in abbiamo una lunghissima lista d'attesa, dirotteremo parte delle richieste verso Opera". Chi penserebbe, tra le altre realizzazioni, che la fontana da cui zampilla l'acqua era un depuratore delle fogne destinato al macero? E a dicembre il progetto potrebbe allargarsi ancora.










