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di Giulia Zavan

Il Giorno, 12 febbraio 2026

Il progetto che unisce San Vittore, Opera, Brera e M4 alla fermata Sforza-Policlinico “L’interventi sul territorio delle persone recluse servono a ricucire il rapporto con la città”. Presto a Milano ci sarà un nuovo hot spot per i cacciatori di like, ma con un significato molto più profondo e importante di un semplice scatto instagrammabile. È l’intervento di arte pubblica “M4 Linea D’Arte”, che arriverà alla fermata Sforza-Policlinico della metro Blu coinvolgendo i detenuti in Articolo 21 delle carceri milanesi, nell’ambito del progetto Inclusione dell’ente Artàmica e della Pinacoteca di Brera.

“Le opere saranno due: una interna al piano -2 della banchina, che sarà realizzata tra marzo e aprile, e una esterna sul torrino dove sbuca l’ascensore in via Sforza, che vedrà la luce tra maggio e giugno - racconta Francesco Andretti, detto “Moscolo”, artista che sta progettando e che produrrà i lavori insieme a un gruppo di detenuti in articolo 21 del carcere di Opera - Il torrino ha coperto per sempre una parte del palazzo della Ca’ Granda e, con un’opera astratta, andremo a ricomporre quel che è stato nascosto”. Non sarà una pura trasposizione della facciata, perché la particolarità è che bisognerà scendere la scala mobile e solo in un punto preciso e in un momento preciso si avrà il punto di vista ideale, con le linee che si ricomporranno ricreando il palazzo: “Se non si trova il momento giusto, si dovrà rifare il giro sulla scala” spiega Moscolo.

Anche l’altra opera punta a sorprendere il viaggiatore e spettatore, con una sorta di realtà aumentata che si attiverà solo quando verrà inquadrata. L’incentivo a fotografare e a condividere si collega all’esigenza di rendere più visibile la realtà carceraria che, secondo il direttore di San Vittore, Maria Pitaniello è: “Un ritorno sul territorio e un’umanizzazione necessaria”. “Il carcere purtroppo è un luogo sconosciuto e l’essere umano ha naturalmente paura di quel che non conosce - fa eco la direttrice del carcere di Opera, Rosalia Marino - Bisogna che la gente conosca i progetti che vivono all’interno di un carcere rendendoli più trasparenti perché non abbiamo niente da nascondere, anzi”.

La ricerca di visibilità collima con la scelta della fermata della M4 per questo intervento artistico: “Circa 11mila persone passano da Sforza-Policlinico ogni giorno - ricorda il presidente della Metropolitana 4 Alessandro Lamberti - Abbiamo subito accolto questo progetto con grandissimo entusiasmo: la metropolitana non è solo strumento di locomozione, deve essere un posto piacevole, di socialità e di aggregazione”. Il direttore della Grande Brera, Angelo Crespi, che ha messo a disposizione la Biblioteca Nazionale Braidense per presentare “M4 Linea D’Arte”, ricorda la vocazione della Pinacoteca per l’inclusività: “È uno degli obbiettivi del museo, a fianco dei temi tradizionali della conservazione e della valorizzazione del patrimonio”.

Con il progetto Inclusione, ai detenuti di San Vittore e di Opera che hanno il permesso di lavorare fuori dal carcere da tempo viene offerta la possibilità di partecipare a visite al museo: “Pensiamo che il migliorare la vita del carcerato e l’ipotizzare un recupero nella società, passi anche attraverso la bellezza. Abbiamo cercato di incrementare il nostro impegno verso le categorie fragili e, lo dico con vanto: ci abbiamo investito. Molte volte noi in prima persona dal nostro bilancio e molte altre volte abbiamo trovato dei partner che hanno sostenuto i progetti con sponsorizzazioni. Il nostro lavoro è stato anche quello di suscitare l’interesse da parte degli investitori”.

È stato fatto anche il percorso inverso e si continuerà a fare, portando l’arte all’interno degli istituti di San Vittore e di Opera grazie alla collaborazione con Artàmica Aps: “Il Progetto Inclusione condiviso con la Pinacoteca di Brera ha dato il via un laboratorio d’arte con l’artista Paolo De Cuarto, da cui sono nate due tele, e uno con l’artista Francesco Andreolli con un murales - ricorda Alessandro Pellarin, presidente dell’ente - Questo percorso mira al benessere della popolazione detenuta ma anche più in generale al benessere di tutta la popolazione degli istituti penitenziari, come gli operatori. Si può cambiare il clima attraverso la bellezza e l’estetica, favorendo la civile convivenza e l’integrazione sociale”.