di Massimiliano Melley
milanotoday.it, 24 luglio 2026
Numeri spaventosi dal sopralluogo dei consiglieri: otto su dieci sono dipendenti da sostanze e/o malati psichiatrici. Sovraffollamento reale al 200%. Ancora un sopralluogo a San Vittore da parte dei consiglieri comunali. È avvenuto giovedì mattina, 23 luglio. Risultato? La conferma di una situazione di gravissimo sovraffollamento e anche di conseguente sottorganico degli agenti penitenziari. Non è tutto: almeno l’80% dei detenuti è tossicodipendente e/o con una diagnosi psichiatrica accertata. I dati ufficiali, forniti dalla direzione, parlano di 1.156 detenuti di cui 69 donne, a fronte di una capienza teorica di 780 persone, sebbene i due raggi chiusi limitino la capienza reale a meno di 500 persone. L’indice di sovraffollamento si avvicina quindi al 220%.
Quanti sono i tossicodipendenti e i malati psichiatrici - I tossicodipendenti, sempre secondo la direzione del carcere, sono 677 tra gli uomini, 35 tra le donne, mentre le persone con diagnosi psichiatrica sono 154. Da gennaio si sono contati 513 atti di autolesionismo, un suicidio e 28 tentati suicidi, oltre a 6 aggressioni ad agenti e 532 aggressioni tra detenuti. “San Vittore assomiglia sempre meno a un carcere e sempre più a una casa psichiatrica e a una comunità per tossicodipendenti, senza però avere la struttura adatta e senza il numero necessario di psicologi e psichiatri”, commentano Alessandro Giungi, Daniele Nahum e Luigi Pagano. I primi sono vice presidente e presidente della commissione carceri, il terzo è il garante dei detenuti di Milano ed ex direttore di San Vittore.
Diminuire i detenuti - Peraltro, secondo Giungi, Nahum e Pagano, negli ultimi anni il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria avrebbe reso ancora più complicato l’ingresso in carcere per i volontari, in modo che diano vita a progetti di aiuto e sostegno. “È necessario procedere con provvedimenti di clemenza che aiutino a diminuire il numero delle persone detenute, devono essere investite ingenti risorse nella medicina penitenziaria e per aprire comunità di recupero e di assistenza per detenuti psichiatrici e tossicodipendenti”, commentano: “Va ripristinato il sistema delle celle aperte, dando nuove risorse per le professionalità che operano in carcere quali la polizia penitenziaria, i mediatori culturali, gli educatori, i funzionari pedagogici”.










