di Dario del Porto
La Repubblica, 17 ottobre 2022
Era arrivato a fumare 60-80 sigarette al giorno e assumeva psicofarmaci per la schizofrenia. Qualche giorno prima di morire aveva detto di avvertire nausea e di non riuscire a mangiare da solo. Beveva caffè e latte, ingeriva qualche biscotto. Ma subito dopo vomitava.
A cinquant’anni non ancora compiuti, dopo averne trascorsi diciassette in carcere, Cosimo Di Lauro, l’uomo considerato il “regista” della faida di Scampia che ha ispirato “Gomorra” era ridotto in queste condizioni il 13 giugno scorso, quando è stato trovato senza vita nella cella del carcere di Milano Opera dove era detenuto. La consulenza tecnica collegiale medico-legale, eseguita su disposizione della Procura del capoluogo lombardo e depositata nei giorni scorsi, propende per la morte provocata da cause naturali, in particolar modo una insufficienza cardiaca.
Non sono stati riscontrati segni di violenza, né l’assunzione di sostanze stupefacenti. I consulenti (il medico legale Paolo Bailo e il tossicologo Domenico Di Candia) aggiungono però una postilla, evidenziando la possibilità di ottenere una diagnosi sulle cause della morte ancora più dettagliata attraverso un esame istologico. Gli avvocati Vittorio Giaquinto e Saverio Senese, che assistono la famiglia Di Lauro, hanno chiesto di procedere agli ulteriori accertamenti, il pm Roberto Fontana si è riservato.
Ma al di là di quelle che saranno le ulteriori verifiche, la fotografia scattata dai periti è quella degli ultimi giorni di un uomo devastato sia nel fisico, soffriva anche di una forma di sclerosi multipla, sia nella mente, a causa di un disturbo della personalità. Un crepuscolo amaro, per uno dei figli del boss della droga Paolo Di Lauro detto “Ciruzzo ‘o milionario”, che le indagini indicarono il principale protagonisti dello scontro con gli “Scissionisti” degli Amato-Pagano che provocò decine di vittime tra il 2004 e il 2005. L’istantanea con lo ritrae con lo spolverino nero il giorno dell’arresto, il 21 gennaio 2005, rappresenta una delle immagini più potenti di quella stagione di sangue. Diciassette anni dopo, il “regista” della faida era semplicemente un uomo che è morto da solo, chiuso in una cella, in preda a chissà quali demoni.









