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di Paolo Foschini

Corriere della Sera, 7 luglio 2025

Un nuovo periodico, titolo “Mabul”, pensato e realizzato dalle persone detenute nel carcere milanese di Opera. E, per presentarlo, una partita di calcio tra i suoi autori e un misto di giornalisti, volontari, studenti, operatori. Allenatori Gad Lerner e Luigi Pagano: “Un carcere aperto - hanno detto - è garanzia non solo di civiltà ma di maggiore sicurezza”. Due squadre, in apparenza, perché le maglie erano di due colori.

Ma in realtà molto di più: persone ex detenute o tuttora in carcere, giornalisti in pensione o anche no, volontari e volontarie, bambini, familiari, amministratori locali, operatori e pazienti del SerD, associazioni di persone malate, ricercatori universitari. Tutti insieme, con il giornalista Gad Lerner e lo storico ex direttore di carceri Luigi Pagano in veste di allenatori nonché commissari tecnici per un giorno. Per dire anzi ripetere con gli stessi Pagano e Lerner all’unisono che “un carcere aperto alla società civile e una società civile aperta al carcere sono garanzia di una società non solo più civile ma più sicura per tutti”. 

Tutto questo nella cornice di una partita di calcio che è stata anche la presentazione ufficiale del nuovo periodico intitolato “Mabul” (il caos biblico di acqua e terra innescato dal diluvio universale) e pensato-scritto-realizzato da un gruppo di ospiti del carcere di Opera. Una grandissima notizia, in un momento storico-politico in cui, chissà perché, molti giornali fatti nelle carceri italiane incontrano sempre più bastoni tra le ruote, censure, steccati, fino a dover chiudere (tra gli ultimi casi quello de La Fenice a Ivrea, mentre alle Altre storie di Lodi è stata imposta una lettura preventiva con blocco degli articoli sul tema dei migranti, per esempio, mentre a Rebibbia molti pezzi escono senza firma e così via: vedi qui la lettera aperta al Ministero pubblicata su Buone Notizie nell’aprile scorso).

La bella iniziativa di cui sopra invece ha avuto luogo tra il tardo pomeriggio e la serata di sabato 5 luglio, nel centro sportivo Vige di via Sant’Abbondio a Milano. In contemporanea con la sfida al caldo torrido che gli ospiti ma anche i lavoratori - agenti, operatori, amministratori sanitari - delle carceri combattono in queste settimane con la stessa fatica di tutti gli altri cittadini ma moltiplicata “grazie” al sovraffollamento, agli impianti idrici che vanno a singhiozzo, alla difficoltà avere di anche solo un ventilatore per cella, che pure quando c’è non ha un filo abbastanza lungo per arrivare alla presa di corrente.

Ma l’altra sera niente di tutto questo. “Chi mi conosce sa che da napoletano sono sempre pessimista rispetto a molte cose - ha detto Pagano - ma iniziative di inclusione come questa, nel loro piccolo, sono grandi perché smentiscono puntualmente chi dice che non si può fare niente per migliorare ciò che non va. Il mio timore, piuttosto, è che rispetto ai passi avanti comunque compiuti negli anni passati per il reinserimento delle persone detenute - decine di migliaia attualmente fuori senza commettere altri reati, a fronte di pochissimi casi contrari - oggi si rischia non di fermarsi ma addirittura di tornare indietro”.

Non l’altra sera. La squadra delle persone detenute a Opera, uscite in permesso per poter disputare la partita, è quella che in sostanza realizza anche il periodico Mabul: una redazione di venti persone tra detenute e volontarie, attorno a Claudio Lamponi che ne è un po’ il perno, con la collaborazione e il sostegno di diverse realtà come il Naba e i B-Livers del Bullone guidato da Giancarlo Perego (sabato in campo come portiere), i volontari di Incontro e presenza, la parrocchia della Sacra Famiglia, l’appoggio attivo di istituzioni come il Municipio 5 di Milano e la partecipazione del Comune per il quale è intervenuto al calcio d’inizio della partita anche l’assessore Lamberto Bertolè.

È stata anche l’occasione di un dialogo e di un reciproco incoraggiamento tra giornali delle carceri, come L’Oblò realizzato da 23 anni presso il reparto La Nave di San Vittore presente sabato con alcuni dei suoi responsabili e con i volontari dell’associazione Amici della Nave a cui fa capo, ma anche con i pazienti SerD - Asst Santi Paolo e Carlo - della neocostituita squadra calcistica dei Football Chance venuti a dar manforte, anche per ragioni anagrafiche, alla formazione dei volonterosi ma leggermente ansimanti giornalisti. Risultato finale: 5-5 a cui ha fatto seguito una serie di rigori, tirati e messi a segno anche dai giovanissimi figli di alcuni titolari, su cui a un certo punto si è smesso di tenere il conto. Hanno vinto tutti, questa volta. Perché a volte, se si vuole, succede.