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di Andrea Siravo

La Stampa, 7 settembre 2025

Bebo Storti sarcastico: “Siamo una banda di cazzoni, ma con senso civico”. E punta il dito contro il Viminale sulla decisione di sgomberare lo storico centro sociale. Sono tra le oltre 20 mila persone che sono scese in piazza a Milano per urlare la frase “Giù le mani dal Leoncavallo”. Sfilano nella pancia del serpentone dietro lo striscione giallo-nero con la scritta “Comedians”. È il nome dello spettacolo andato in scena per la prima volta nel 1985 e di cui ricorrono i 40 anni proprio in questi giorni. Sono gli attori Paolo Rossi, Claudio Bisio, Gigi Alberti, Antonio Catania e Renato Sarti.

“Siamo una banda di cazzoni ma con senso civico”, dice Storti che punta il dito contro il Viminale sulla decisione di sgomberare lo storico centro sociale: “C’era già una trattativa in corso che non è andata in porto perché il ministro Piantedosi ha deciso che andava chiuso con autorità e con la polizia. È stata una chiusura politica”.

“Simbolicamente vogliamo dire che sono spazi che vanno difesi - spiega Bisio -. Spesso ci sono realtà come il Leoncavallo e tante altre che nascono abusive e poi regolarizzano. Un esempio virtuoso è l’occupazione a Roma dell’ex Cinema America”. Allarga lo sguardo a tutta Italia Rossi: “Il problema non è solo qui, ma in tutto il Paese. Di solito succede che quello che avviene a Milano l’anno dopo succede da altre parti”.

Dalla camera ardente per Giorgio Armani ha parlato il registra-premio Oscar Gabriele Salvatores, che ha diretto lo spettacolo Comedians. Aveva dato la sua adesione alla manifestazione nazionale: “È importante esserci per il Leoncavallo e per dare il segnare che non siamo pecore che seguono una cosa, che c’è anche altra gente”. Il centro sociale, sgomberato lo scorso 21 agosto dopo essere stato abusivamente per 31 anni nell’ex cartiera di via Watteau, “ha il valore, una volta si diceva controcultura, ma contro o meno era cultura comunque.

Era uno spazio alternativo importante perché Milano, senza fare riferimenti a cose contemporanee, è cresciuta tantissimo in una logica di bellezza, di ricchezza ma c’era bisogno anche di questi centri tipo il Leoncavallo, il Conchetta”. Il registra ricorda ancora di essere “cresciuto all’interno di questo movimento. Era una visione di Milano un pochino alternativa. Va bene per i prezzi politici per andare a vedere gli spettacoli, la birra a prezzo politico la tolleranza della marijuana ma anche le ronde contro lo spaccio dell’eroina nel quartiere”.

La speranza, dopo lo sgombero è che si “salvino almeno un po’ dei graffiti, delle cose e della documentazione di quell’epoca che è stata importante”. Un ricordo su tutti: “una cosa fu molto forte: quando facemmo il film Sud con le musiche dei ragazzi dei centri sociali, 99 Posse e Assalti frontali, avevano annunciato lo sgombero, c’era Formentini sindaco mi sembra e Mediterraneo aveva appena vinto l’Oscar. Quindi avevamo deciso di presentare al Leoncavallo il giorno dello sgombero il film. C’erano le televisioni un po’ di tutto il mondo e pieno di gente e non hanno potuto sgomberarlo. Quella è una cosa che mi è piaciuta”.