di Andrea Siravo
La Stampa, 30 aprile 2024
Le botte a un quindicenne riprese dalle telecamere nell’indagine che ha portato all’arresto di 8 agenti. Circondato e spinto al muro, strattonato per un braccio e poi a terra viene scalciato almeno una volta. La sequenza è immortalata, fotogramma dopo fotogramma, da una telecamera di sorveglianza dell’Ipm Beccaria di Milano. Da un lato alcuni degli agenti della polizia penitenziaria, finiti in carcere il 22 aprile con le accuse di torture e minorenni, dall’altra un detenuto quindicenne.
La “scena cruenta” dell’otto marzo l’hanno descritta in un’annotazione i colleghi della Polizia penitenziaria degli autori del pestaggio. Non loro complici, ma quelli del nucleo investigativo regionale che con la squadra mobile della questura hanno indagato su di loro. Quel giorno il quindicenne aveva attirato l’attenzione, dopo essersi provocato tagli al braccio sinistro da cui perdeva sangue.
Da quattro agenti era stato fatto uscire dalla cella e poi trascinato per le scale, “tirandolo anche dal braccio sanguinante”, da uno di loro. Due degli agenti, poi, stando alle imputazioni, lo avrebbero spinto “contro il muro” e colpito “ripetutamente alla testa e al torace” fino a “farlo cadere a terra”. A quel punto uno lo avrebbe colpito, quando era a terra, “con numerosi calci”. Nell’informativa, agli atti dell’inchiesta dell’aggiunto Letizia Mannella e dei pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena, gli investigatori segnalano i nomi dei quattro agenti, poi arrestati o sospesi. Verso le 19,10 le telecamere riprendono il quindicenne che torna verso la cella con una fasciatura al braccio, dopo essere stato medicato in infermeria.
Prima, però, dopo che il ragazzo è stato portato fuori dalla cella, c’è “una sequenza di immagini da cui si coglie” che uno degli agenti lo “sbatte al muro, gli dà uno schiaffo”, mentre lo “trascina e sbilancia con la mano destra”. Il quindicenne “cade a terra” e l’agente “insiste con un calcio sferrato con il piede sinistro”. Un altro degli agenti poco dopo “si occuperà - si legge - di approntare il vitto per i ragazzi del gruppo”.
Operazione in cui verrà “aiutato dai ragazzi” detenuti. Pure un’altra telecamera, si precisa nell’annotazione, ricostruisce “inequivocabilmente” il momento in cui l’agente “scaglia” il quindicenne contro il muro e “gli sferra uno schiaffone”. La scena “cruenta”, tra l’altro, viene “visualizzata parzialmente anche” da una telecamera vicino all’infermeria: si vede “un materasso posizionato a terra” su cui il ragazzo “cade”. Si vedono, poi, anche “quattro persone, probabilmente sanitari, che sentito il trambusto, si spostano nel locale infermeria”, dove è entrato il ragazzino.
Infine, si legge ancora, dopo essere stato riportato in cella e dopo il passaggio in infermeria, il quindicenne viene “nuovamente prelevato” da due agenti e portato in un “ufficio al piano terra” dove rimarrà “per circa otto minuti”. Là, secondo l’informativa, non vi sarebbero state ulteriori condotte “violente”.
Intanto, oltre alle otto vittime accertate nell’ordinanza, le indagini si concentrano su altre presunte violenze (una decina i detenuti che saranno ascoltati) e pure sulle sospette omissioni e coperture di personale sanitario, educativo e dei vertici della struttura, tanto che sono indagate le due ex direttrici. Come persone informate sui fatti sono stati sentiti anche don Gino Rigoldi e don Claudio Burgio, ex ed attuale cappellano del carcere minorile.
Oggi, infine, davanti al gip Stefania Donadeo, ha parlato anche per quasi due ore, cercando di difendersi, l’ex comandante della Polizia penitenziaria Francesco Ferone, sospeso e accusato di aver falsificato le relazioni. “È una persona che sta chiarendo la sua situazione”, si è limitato a dire il suo legale Paola Sanna









