di Andrea Montanari
La Repubblica, 11 maggio 2024
La visita dei Consiglieri regionali. Il sopralluogo della Commissione carceri del Pirellone: “Non si può solo sorvegliare e accudire, ma devi avere una forte presenza educativa”. Un carcere minorile sovraffollato, con pochi educatori e con personale penitenziario giovane, spesso poco formato per lavorare in una struttura di questo tipo. Questo il bilancio della visita della commissione Carceri del Pirellone al carcere minorile Beccaria di Milano. “Proprio in un istituto minorile dove l’attenzione deve essere a trecentosessanta gradi non si può solo sorvegliare e accudire, ma devi avere una forte presenza educativa - racconta la consigliera regionale del Pd Paola Bocci - Il grande tema è inserire degli educatori. Molti operatori che partecipano ai concorsi poi decidono di andare in altre sedi e di non stare lì”.
Il Beccaria, attualmente, ospita 80 detenuti minori, di cui quasi il cinquanta per cento sono minori stranieri non accompagnati. Alcuni arrivati in Italia con i barconi. Su una popolazione carceraria minorile di 600 giovani detenuti su tutto il territorio nazionale. “Vista la giovane età del personale penitenziario, a maggior ragione bisognerebbe investire in una formazione specifica per chi deve avere rapporti con detenuti minori”. Mancano poi gli educatori. Ne servirebbero almeno una ventina, ma ora sono solo sei più quattro messi disposizione dal Comune di Milano. La maggior parte dei reati commessi da questi minori sono rapine, furti, non legati alla criminalità organizzata. Molti di loro hanno avuto esperienze in lager libici.
Il sopralluogo si è svolto in due parti. Prima un incontro tra vertici della struttura e una delegazione del Consiglio regionale formata da Paola Bocci del Pd, Luca Paladini del Patto civico, Martina Sassoli di Lombardia migliore, Paola Pollini del Movimento Cinque stelle, presidente della commissione speciale Carceri lombarda e Onorio Rosati di Sinistra italiana. Quindi un incontro con due gruppi di giovani detenuti.
Nessuno dei minori ha voluto parlare direttamente dei fatti oggetti dell’indagine della magistratura. Alcuni non sono nemmeno usciti dalle celle e sono rimasti in attesa delle comunicazioni dei loro avvocati. Dal confronto con i nuovi dirigenti della struttura sarebbe emerso che da parte dei giovani detenuti cui sia stata “una sottovalutazione” della gravità di quanto accaduto. Come se alcuni di loro essendo abituati a subire violenze nei lager non avessero dato peso al fatto di essere stati picchiati, tanto da non essersi confidati con i cappellani. Per Bocci, un altro tema è “che questo personale penitenziario lavora e dorme nella struttura. Fa turni lunghissimi e dovrebbero avere soluzioni abitative diverse da quelle della caserma”.









