xdi Monica Serra
La Stampa, 11 novembre 2019
Non aveva più nessuno Antonio Cianci. Tutti morti: il padre, la madre che, giovanissima, lo aveva tirato su da sola, la compagna e la figlia, morte in un incidente stradale. Gli era rimasta solo la sorellastra. E nel suo appartamento a Cernusco sul Naviglio l'ergastolano sessantenne avrebbe dovuto trascorrere il permesso premio concesso dal tribunale di sorveglianza.
Quella casa, però, in un piccolo complesso di edilizia popolare, non era per i carabinieri un "contesto idoneo" a un uomo di quella caratura criminale con alle spalle 4 omicidi e una condanna per associazione di stampo mafioso. Perché la sorellastra di Cianci - avevano segnalato i militari dell'Arma - era una donna dall' "indole aggressiva e litigiosa", con qualche denuncia alle spalle per minacce e ingiuria, che da morosa abitava in un appartamento Aler, nella cittadina dell'hinterland di Milano. Il parere negativo e non vincolante dei carabinieri non ha impedito a Cianci di uscire di prigione e di aggredire, venerdì sera, un uomo di 79 anni davanti al distributore del caffè al piano interrato dell'ospedale San Raffaele di Milano.
Una coltellata col taglierino a meno di un centimetro dalla carotide, nonostante la vittima gli avesse già consegnato cellulare e soldi. Salvo per miracolo, dopo un intervento l'anziano si sta riprendendo. Nonostante il parere dei carabinieri, dopo quarant'anni ininterrotti di galera, l'estate scorsa il giudice di sorveglianza ha iniziato a concedere i permessi premio a Cianci. Perché il suo atteggiamento in carcere era cambiato.
Lo attestano decine di relazioni degli esperti che a Bollate lo hanno seguito. Alla luce dei "concreti progressi", il tribunale gli ha concesso i permessi, ritenendo necessario "avviare il detenuto alla graduale ripresa di autonomia" nella "prospettiva futura della liberazione condizionale".
Aveva però delle prescrizioni: poteva viaggiare coi mezzi pubblici o in auto accompagnato da un parente, non poteva uscire di notte, bere alcol, frequentare pregiudicati e aveva l'obbligo di firma alla stazione dei carabinieri di Cernusco, dove in effetti era andato venerdì prima dell'aggressione all'ospedale e l'arresto per tentato omicidio e rapina. Impazza intanto la polemica politica, con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha dato mandato all'Ispettorato di compiere accertamenti preliminari.
"Nessun premio ai killer spietati", commenta il leader della Lega Matteo Salvini. Mentre Daniela Lia, figlia di uno dei carabinieri uccisi nel 1979, lo definisce "un essere ignobile", ed Emanuela Piantadosi, presidente dell'Associazione Vittime del Dovere, si chiede: "Quanto altro spargimento di sangue si dovrà avere prima che il Governo prenda coscienza di quanto sia fondamentale monitorare seriamente la recidiva in questo Paese?".









