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di Luigi Ferrarella


Corriere della Sera, 27 marzo 2020

 

Lavorava nel carcere di Opera. C'è un secondo morto per virus Covid-19 tra il personale della Polizia Penitenziaria: era un assistente capo, veniva dalla provincia di Foggia, lascia moglie e figli, nel 2014 aveva ricevuto una medaglia di bronzo al Merito di servizio, ed è morto ieri all'ospedale milanese Humanitas, dove era stato ricoverato da alcuni giorni.

Lavorava nella Casa di reclusione milanese di Opera, ma di fatto era in servizio al Nucleo Traduzioni dei detenuti, e nell'ambito di questo compito aveva piantonato all'ospedale Niguarda un detenuto, il quale aveva probabilmente contratto l'infezione proprio durante il ricovero da otto mesi. Il 9 marzo, ai primi sintomi della malattia, l'agente era stato posto in isolamento precauzionale in caserma, e il giorno successivo il tampone aveva dato esito positivo.

L'altro ieri in parlamento il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha indicato (su 58.200 reclusi in 50.000 posti teorici) i detenuti positivi in 15, e in 248 le persone in isolamento sanitario precauzionale per quarantena, aggiungendo che in Italia con il suo recente decreto legge sono usciti in detenzione domiciliare appena 5o detenuti con meno di 18 mesi da scontare, e 150 semiliberi in licenza.