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di Marianna Vazzana

Il Giorno, 24 settembre 2025

Nel carcere minorile sono rinchiusi due studenti 17enne del Liceo Carducci, devono rispondere di danneggiamento e resistenza. Bandiere della Palestina sventolate oltre le sbarre. Un drappo incendiato. Urla mescolate ai cori dei manifestanti in strada. Così i detenuti del carcere minorile Beccaria dalle finestre hanno mostrato solidarietà ai partecipanti al presidio non preannunciato andato in scena ieri sera davanti al penitenziario di via Calchi Taeggi “per chiedere la liberazione di compagni e compagne” arrestati lunedì per gli scontri al termine del corteo Pro Pal con assalto alla stazione Centrale. Ad animarlo, 400 giovani tra cui esponenti dei centri sociali Lambretta e Cantiere e di collettivi studenteschi e universitari.

“Liberi tutti, Palestina libera”, la scritta sullo striscione di punta. I due minori arrestati hanno entrambi 17 anni: sono una ragazza e un ragazzo, studenti del liceo Carducci. Dovranno rispondere di danneggiamento e resistenza aggravata. Mentre i tre arrestati maggiorenni sono due ragazze di 21 anni, studentesse universitarie che frequentano il Lambretta, e un uomo di 36 anni. Tutti italiani. Così come i due denunciati, di 24 e 15 anni.

Accompagnato in Questura per l’identificazione anche un ventottenne, non denunciato. Alle due studentesse ventunenni, che hanno precedenti per violenza privata, danneggiamento e imbrattamenti, è stata contestata dal pm Elio Ramondini la resistenza aggravata, in concorso anche coi due diciassettenni finiti al Beccaria. Le due giovani, scrive il pm, per “opporsi allo sbarramento effettuato per motivi di pubblica sicurezza dalle Forze dell’ordine nei pressi dell’atrio della stazione Milano Centrale” e “sfondare il cordone di contenimento, trovandosi nelle prime file dei manifestanti, usavano violenza nei confronti di personale di polizia”.

Avrebbero, per l’accusa, sferrato “calci e pugni” e una volta bloccate, si legge ancora, avrebbero continuato a scalciare per “divincolarsi”. Ieri la giudice delle direttissime ha convalidato l’arresto disponendo come misura cautelare l’obbligo di firma. Il trentaseienne dovrà essere interrogato dal gip per la convalida dell’arresto e la decisione sulla misura cautelare.

L’uomo, residente nel Milanese, che ha precedenti per stupefacenti, oltre che di resistenza a pubblico ufficiale aggravata, è accusato anche di lesioni con la nuova aggravante introdotta dal decreto sicurezza per aver causato a un agente ferite “guaribili in cinque giorni”, mentre “scalciava e si divincolava con violenza” provocandone “anche la caduta”, durante la “colluttazione”. Nella richiesta al gip, il pm evidenzia la “marcata pericolosità sociale” dell’arrestato e la sua “spregiudicatezza”.

Aggiungendo che “ha uno “spiccato profilo criminale, tanto più pericoloso”, perché “non ha esitato a sfondare il cordone di contenimento” e ha “persistito nell’azione violenta pur di perseguire il proprio fine e non abbandonare il proposito collettivo criminoso”, ossia “il raggiungimento dei binari della stazione ferroviaria”, non “riuscendovi per il pronto intervento delle forze dell’ordine”. Su Instagram, intanto, il gruppo dei Giovani palestinesi Milano e quello nazionale scrivono in un post che “la repressione in Italia oggi non ha mancato di colpire il movimento: dopo il corteo spontaneo che ha tentato di entrare in stazione Centrale al termine del presidio conclusivo, le forze dell’ordine hanno effettuato cariche e usato lacrimogeni per in modo indiscriminato per disperdere i manifestanti, che sono comunque rimasti in piazza per ore bloccando via Vittor Pisani”.

Nessuna presa di distanza dall’assalto alla stazione, anzi ritenuto - da quel che trapela - doveroso per arrivare all’obiettivo. “Facciamo appello a tutta la cittadinanza a sostenere tutti i manifestanti colpiti dalla brutalità repressiva, e rifiutare ogni tentativo di delegittimazione della protesta di chi qui agisce per fermare il progetto genocida sionista. Sarà fondamentale anche lo sciopero del 3 ottobre, che precede la manifestazione nazionale a Roma”.