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di Luca Rondi

altreconomia.it, 15 maggio 2024

Tra il 2020 e il 2022 l’acquisto di benzodiazepine, sedativi e antipsicotici è cresciuto del 291%. Una contenzione farmacologica di fatto che si accompagna alla violenza sistematica sui giovani reclusi e sulla quale indaga la Procura anche dopo gli arresti di metà aprile. “Quella struttura va chiusa e ripensata dalle fondamenta”, osserva Michele Miravalle di Antigone. “I ragazzi distesi a letto alle 11 di mattina in un giorno infrasettimanale: stanchi, secondo il personale, a causa di poche ore di scuola. Alcune situazioni le abbiamo osservate solamente al ‘Beccaria’”. Michele Miravalle, coordinatore dell’osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone, associazione che monitora le condizioni dei reclusi nelle carceri italiane, ricorda bene le “sezioni sedate” dell’Istituto penale per minorenni milanese. Lo stesso in cui l’acquisto di psicofarmaci, secondo i dati ottenuti da Altreconomia, è aumentato del 219% tra il 2020 e il 2022. I farmaci sono l’altra faccia degli abusi e delle torture per cui sono indagati 21 agenti della polizia penitenziaria, poco meno della metà di quelli in servizio (50). “Oggi sappiamo -riprende Miravalle- che la vitalità che caratterizza tutti gli Ipm veniva narcotizzata con due strategie: la violenza e la contenzione farmacologica”.

E lo raccontano le spese effettuate dal presidio medico interno all’Ipm. Come detto, dal 2020 al 2022 la crescita della spesa totale in psicofarmaci è del 219%, passando da 715 euro a 2.173. Un dato al ribasso perché l’Agenzia di tutela della salute (Ats) milanese non ha comunicato il codice Atc, cioè l’etichetta che contraddistingue ogni scatola di farmaco, per il 18% degli acquisti. Nel 2022 sono state comprate soprattutto benzodiazepine, farmaci con un forte effetto sedativo e antipsicotici, prescrivibili per gravi patologie psichiatriche come il disturbo bipolare e la schizofrenia.

Come riporta Antigone nel rapporto “Prospettive minori” pubblicato a inizio 2024, però, sugli oltre 70 reclusi presenti “quasi tutti presentavano una forma disagio psichico” ma solamente “cinque o sei avevano una diagnosi psichiatrica certificata”: l’aumento della complessità dei casi di chi fa ingresso negli Ipm non sembra però “giustificare” la relativa crescita nell’uso di psicofarmaci (registrata, anche se con dati minori, in diversi Ipm italiani). Soprattutto considerando il “contesto” del Beccaria.

Calcolando la spesa a persona per antipsicotici, si passa da 12 euro nel 2021 a 27 nel 2022: un aumento del 122%. Per la categoria ansiolitici, nello stesso periodo di tempo la crescita è del 176% mentre per gli ipnotici, addirittura, gli acquisti crescono del 2.200% arrivando a una spesa di 1,38 euro a detenuto nel 2022. Sembrano importi “bassi” ma la lettura è più complessa: non è possibile infatti conoscere il numero di scatole ma alcuni ordini sono inferiori, in termini di costo, ai dieci centesimi. “Dati che segnalano quanto quel luogo fosse fuori da ogni parametro di normalità -riprende Miravalle-. A essere normalizzata, scopriamo dalle indagini, era invece la violenza: capita quando per tutti gli operativi non la vedevano più e ne sono assuefatti”.

Nella struttura vigeva “un sistema consolidato di violenze reiterate, vessazioni, punizioni corporali, umiliazione e pestaggi di gruppo realizzati dagli agenti ai detenuti minorenni”, ha scritto a metà aprile la Giudice per le indagini preliminari Stefania Donadeo nell’ordinanza che ha portato all’arresto di 13 agenti (oggi in carcere ne rimangono dieci, a tre sono stati concessi i domiciliari a seguito dell’interrogatorio di garanzia) e alla sospensione di altri otto. “Le violenze perpetrate corrispondono esattamente a una pratica reiterata e sistematica -scrive ancora la giudice- su cui si fonda la convivenza dei detenuti degli agenti che vogliono stabilire le regole di civile convivenza nel carcere ed imporre picchiando, aggredendo offendendo i minori detenuti” costretti non solo a subire i pestaggi ma anche ad “assistere a quelli dei compagni di cella e a volte ad udire urla di dolore”.

“Fa impressione sapere che nello scalone, percorso tante volte, che porta all’infermeria avvenivano le violenze -racconta un medico che ha lavorato al ‘Beccaria’ e preferisce mantenere l’anonimato-. Così come il fatto che la cella usata per l’isolamento sanitario era la stessa in cui venivano reclusi i ragazzi una volta picchiati”. Come nel caso di T., che “dopo essere stato ammanettato con le mani dietro la schiena è stato pestato con calci, pugni, anche nelle parti intime e poi chiuso per dieci giorni in cella di isolamento senza gli effetti personali e senza materasso e cuscino”.

Una delle tante scene di abusi e tortura ricostruito durante più di un anno di indagini nate a seguito della segnalazione del Garante dei detenuti di Milano Francesco Maisto, che ha raccolto a sua volta la denuncia dell’ex consigliere comunale David Gentili. “M. veniva condotto in infermeria al piano inferiore dove nel corridoio lo aspettavano circa dieci agenti, uno di questi apriva la cella di isolamento e diceva a S. di entrare; F. lo spogliava lasciandolo completamente nudo e ammanettato; a questo punto M. toglieva la cintura e G. lo colpiva con più cinghiate anche sulle parti genitali fino a provocarne il sanguinamento mentre F. continuava a coprirlo con numerosi calci; lo lasciavano completamente nudo dentro la stanza per un’ora senza nessun indumento o coperta; il mattino successivo lo sceglievano per spostarlo dalla sua cella e lo colpivano nuovamente in faccia con schiaffi e pugni, insultandolo con termini quali ‘sei un bastardo, sei un arabo zingaro, noi siamo napoletani, voi siete arabi di merda, sei venuto ieri…’; lo trasportavano in una cella singola dove lo colpivano nuovamente in faccia e sul naso”. A inizio maggio la Procura ha acquisito anche le cartelle sanitarie dei reclusi a partire dalla fine del 2021 per vagliare l’esistenza di referti con prognosi ammorbidite o inesistenti dopo i pestaggi ripresi dalle telecamere.

Sono per adesso 12 le vittime che hanno denunciato gli abusi e 21 gli agenti indagati, compreso il comandante a cui sono stati concessi gli arresti domiciliari il 22 aprile. L’età media degli agenti è di 31 anni e, come detto, sono coinvolti quasi la metà di quelli in servizio. Una violenza, ordinanza di custodia cautelare alla mano, che era “gratuita e generalizzata da parte di alcuni, molti, agenti penitenziari ed era da tutti i minorenni conosciuta, vissuta, patita, udita”. Tanto che in diversi casi descritti i ragazzi prevenivano, come potevano, gli abusi. “D. avvisava il compagno: mi stanno picchiando, stai attento che vogliono picchiare pure te -si legge-. Un detenuto della cella di fronte nel frattempo lo avvisava che un gruppo di agenti stava salendo di corsa dalle scale; percepito il pericolo di un’imminente pestaggio l’altro compagno di cella bagnava il pavimento della cella per renderlo scivoloso ed entrambi si cospargevano il corpo con acqua e sapone per rendersi sfuggenti alla presa degli agenti”. Un aspetto inquietante secondo Miravalle. “Alcuni dormivano con la doppia felpa. Significa che sai che subirai un abuso e ti prepari: questo fotografa il fallimento del sistema”.

Il “Beccaria” nel giro di qualche anno si è trasformato da “modello da seguire” a potenziale teatro del primo caso di torture in un Ipm italiano. A fine 2023 la capienza è aumentata da 30 a 70 posti grazie alla riapertura dell’ex padiglione femminile: secondo i dati di Antigone al 20 gennaio 2024 i reclusi erano 72 di cui 20 maggiorenni e 52 minorenni (26 italiani e 46 stranieri, di cui 32 non accompagnati). Un aumento delle presenze a cui non è corrisposto un’adeguata riorganizzazione del personale: se gli agenti in servizio erano 71 (sempre a gennaio 2024, poi scesi a 50 a metà aprile) i funzionari giuridico pedagogici appena sei a fronte dei 18 previsti. E tutto questo in assenza di un direttore fisso e non a scavalco su più istituti durato quasi vent’anni (due direttrici sono indagate). Solo dal primo dicembre 2023 si è insediato un direttore ad hoc. “La violenza non nasce dal nulla -riprende il medico che ha lavorato al ‘Beccaria’ citato prima e che ha parlato con Altreconomia- ma da un luogo che permette a questi comportamenti di attecchire. Fatico a capire come il personale sanitario e quello trattamentale non si siano mai accorti di nulla”.

Sei giorni fa in piena notte è scoppiato un incendio in due celle al secondo piano della struttura. Sembra che 67 detenuti sugli 82 totali siano stati accompagnati in aree comuni dove alcuni di loro hanno cominciato a danneggiare gli arredi. Per il Beccaria non c’è pace. “A mio avviso ogni cesello è inutile -conclude Miravalle-, servono scelte radicali: la struttura va chiusa e ripensata dalle fondamenta, a cominciare dagli spazi”.