sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marianna Vazzana

 

Il Giorno, 9 dicembre 2021

 

L'ex rapinatore Davide Mesfun, detenuto in semilibertà a Opera, tiene corsi alla Bicocca. "Dal palco vedevo una finestra senza sbarre". "Se prima vedevo una Porsche, mi scattava il desiderio di possederla. Ora ne ammiro la bellezza. Mi sposto a piedi e sono felice". Davide Mesfun, 46 anni, originario di Napoli, oggi alle 14.30 si esibirà nello spettacolo teatrale "Sguardi a confronto", da lui scritto, su un palco speciale: quello dell'aula Giulio Regeni all'università Bicocca nell'ambito di "CuriosaMente", appuntamenti culturali in biblioteca. "Farò un'incursione durante una lezione di Diritto penale della professoressa Claudia Pecorella".

Non usa un verbo a caso: ha iniziato a delinquere da minorenne, specializzandosi in rapine e spaccio di droga. "Mi sono allontanato dalla famiglia dopo la morte di mia nonna, che era il "collante" degli affetti. Ho lasciato il liceo artistico e il canottaggio e ho seguito cattive compagnie. Avevo 15 anni. Non mi bastava mai, andavo sempre oltre. Finché la Giustizia mi ha presentato il conto: 24 anni di carcere per cumulo pene. Volevo togliermi la vita. Ma sono rinato, grazie al teatro: dal palco vedevo una finestra senza sbarre". Adesso è un detenuto del carcere di Opera (dal 2012) in regime di semilibertà. "Alla Bicocca tengo corsi di teatro esperienziale, volontariamente, nell'ambito del progetto "MiLiberiSe", con il supporto Dipartimento di Sociologia. La sera lavoro come cuoco in un ristorante a Porta Venezia. In più mi alleno: anche lo sport è un grande aiuto".

L'ultima rapina risale al 2007. Era definito il "rapinatore galante" perché dopo i colpi regalava sempre un mazzo di fiori alla fidanzata. Puntava le casse degli alberghi, spendeva in droga e affitti degli appartamenti-nascondiglio. Aveva 32 anni quando la polizia gli ha messo le manette l'ultima volta, a Milano. "In 20 anni ho "visitato" le galere di tutta Italia". È rimasto dietro le sbarre ininterrottamente per nove anni, dal 2007 al 2016, "tranne un'uscita, scortato, per un laboratorio teatrale nel 2014. Non dimenticherò mai il primo permesso da uomo libero, il 1° marzo 2016". Quelle 12 ore gli hanno ispirato un monologo teatrale: "Ho visto una Milano tutta diversa, nuovi palazzi, gente che sui mezzi guardava solo lo smartphone (in carcere non avevo cellulare né internet, il massimo della tecnologia era una radiolina). Già nel parcheggio ero disorientato, guardando una distesa di campi e non un muro. L'asfalto sotto i piedi mi sembrava morbido, ero abituato al cemento. Trovavo strani anche i leggins delle donne".

E la fidanzata? "È diventata mia moglie. Mentre ero recluso non abbiamo mai smesso di scriverci, ma una volta fuori non è durata: dopo anni di lontananza, eravamo come due estranei". Ha recuperato invece il rapporto con la famiglia. "Dopo 20 anni ho rivisto mia sorella. Ha un bimbo, l'ha chiamato come me". A Natale incontrerà suo padre, dopo 18 anni: "Solo a pensarci, mi commuovo". Per informazioni sullo spettacolo: www.biblio.unimib.it.