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Il Giorno, 8 febbraio 2021


Gli avvocati inviano una lettera-appello alla Corte d'Appello di Milano in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Il lockdown dei processi non diventi il lockdown della Giustizia e del Diritto": È il chiaro e forte auspicio che viene lanciato dagli avvocati della Camera penale di Monza che, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, hanno inviato una lettera alla Corte di Appello di Milano per segnalare le criticità della giustizia, anche monzese, a causa dell'emergenza sanitaria Coronavirus.

"Le norme emergenziali mirano a limitare la presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche, fatte comunque salve le attività indifferibili e l'erogazione dei servizi essenziali prioritariamente mediante il ricorso a modalità di lavoro agile; troppo spesso, se ne dolgono in molti e non solo avvocati - scrive il direttivo della Camera penale di Monza, presieduta dall'avvocata Noemi Mariani - ciò si traduce in una violazione dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione, con conseguenti forti disagi per l'avvocatura e disservizi tangibili per il cittadino. È sotto gli occhi di tutti come nel settore della giustizia questa modalità "agile" non funzioni perché il personale non è autorizzato ad accedere appieno ai sistemi informatici da dispositivi diversi da quelli ubicati in sede e quindi, da casa, può fare pochissimo o nulla. Ciò viene detto con la consapevolezza che prendere decisioni sia difficile, ma nel bilanciare contrapposti interessi le istituzioni possono e devono fare di più, prima che sia tardi". Le toghe della Camera penale monzese auspicano anche che "la digitalizzazione di alcune attività difensive non sia un'occasione persa, ma una risorsa da gestire con prudenza" attraverso "seri interventi sul (mal)funzionamento del Portale del Processo Penale Telematico".

Poiché continuano "ogni Procura manifesta un distinto approccio che sta già creando una Babele giudiziaria" e sono contrari "ad un processo da remoto usato come il grimaldello per raggiungere il malcelato obiettivo di una smaterializzazione (o smantellamento di fatto) dell'udienza dibattimentale, meccanismo fittizio che nulla ha a che fare con l'efficienza, anzi tradisce le più basilari garanzie costituzionali".