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di Roberta Rampini


Il Giorno, 8 marzo 2021

 

Giorgio Leggieri, neodirettore del carcere modello di Bollate: qui c'è molto da imparare e sperimentare. È arrivato nel "carcere modello" d'Italia ai tempi del Covid-19 Giorgio Leggieri, 54 anni, nuovo direttore della casa di reclusione di Milano-Bollate.

Lo scorso 12 gennaio ha preso il posto di Cosima Buccoliero, direttrice reggente dal 2019, trasferita al carcere di Opera. Di origini pugliesi, come chi lo ha preceduto, con molte reggenze in istituti di pena del Nord, negli ultimi due anni è stato direttore del carcere di Cuneo. "Qui a Bollate ho trovato grande energia: nonostante la situazione di emergenza sanitaria abbia modificato ritmi e abitudini, qui le relazioni non sono state frantumate.

Malgrado le limitazioni imposte, ho colto in tutti la consapevolezza che si debba andare avanti e non perdere mai di vista la prospettiva - dichiara Leggieri. Lo scopo riabilitativo della pena sancito dalla Costituzione italiana qui è declinato nel modo più innovativo possibile". Da giorni sta "misurando il passo dell'istituto", un'espressione che racchiude gli incontri con gli operatori, educatori, volontari, agenti della polizia penitenziaria e detenuti. Ma anche passi concreti: dalle eccellenze dell'area industriale al reparto degenza Covid, aperto a novembre, che attualmente ospita 82 detenuti risultati positivi al coronavirus provenienti dagli istituti penitenziari della Lombardia, di cui solo due di Bollate.

"Sicuramente sono rimasto colpito dalla professionalità del laboratorio dove si producono le mascherine chirurgiche distribuite ai Provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria in tutta Italia, attualmente sono impiegati 22 detenuti ma è un impianto in espansione - racconta. Quando sono entrato nell'area industriale mi sembrava di essere al Lingotto di Torino per l'organizzazione, la capacità produttiva e lo spirito imprenditoriale.

E il mio non è buonismo, ma il riconoscimento di un lavoro rieducativo con detenuti che a Bollate è diventato cultura e si respira ovunque". Conoscenza e graduale ripresa della normalità scandiscono le giornate del nuovo direttore, con un grande sforzo per garantire a tutti i detenuti le videochiamate con i familiari e in attesa della ripresa dei colloqui in presenza.

"Mi hanno colpito anche l'inclusione sociale, la capacità di osmosi tra dentro e fuori - aggiunge il direttore -: credo che qui ci sia molto da imparare e sperimentare, chi c'è stato prima di me ha sicuramente fatto un ottimo lavoro". Direttore ha un po' di ansia da prestazione? "Sicuramente si, le aspettative sono alte. Ma io sono molto pragmatico, rappresento lo Stato, non sono qui per dimostrare qualcosa, entro in un sistema di relazioni dove le persone sanno quello che rappresento".