di Sandro De Riccardis
La Repubblica, 3 dicembre 2020
I penalisti milanesi a fianco della protesta di Rita Bernardini sostenuta da don Rigoldi. Anche gli avvocati milanesi aderiscono, con il direttivo e la commissione Carcere della Camera penale, all'iniziativa di Rita Bernardini, l'esponente dei Radicali Italiani in sciopero della fame dallo scorso 10 novembre. Una decisione presa per "unirsi alla richiesta rivolta a governo e Parlamento di ridurre drasticamente la popolazione detenuta attraverso un qualsiasi intervento di legge aderente alla Costituzione e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
La mobilitazione ha già raccolto oltre mille e 500 adesioni. E ieri, sulle pagine di Repubblica Milano, anche don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria, ha espresso la propria solidarietà a Bernardini "per lo sciopero della fame contro la condizione di troppe carceri italiane, dove il sovraffollamento rende impossibile una vita accettabile".
Ora anche l'adesione dei penalisti milanesi. "L'elevatissimo livello di contagiosità del virus che caratterizza la seconda ondata - scrivono in una nota - impone l'adozione di interventi in grado di incidere concretamente sul numero di presenze in carcere, nell'immediato per la tutela del diritto alla salute di detenuti e operatori penitenziari e, sul piano strutturale attraverso una politica di coerente e costante decarcerizzazione".
Secondo i dati raccolti dagli stessi avvocati, negli istituti di pena ci sono "quasi 900 persone positive al Covid-19, mentre quasi mille sono i positivi tra gli operatori del settore penitenziario". Dati definiti "allarmanti" perché i numeri "sono inesorabilmente destinati ad aumentare in assenza di provvedimenti concretamente deflattivi della popolazione carceraria nazionale".
La situazione è particolarmente grave in Lombardia. "Basti pensare - scrive ancora la Camera penale - che i 6.156 posti ufficialmente disponibili sono distribuiti in sole 4.324 celle". Aver creato poi dei presidi sanitari nelle carceri di Bollate e San Vittore, dove trovano assistenza anche i positivi al Covid in arrivo da altre carceri lombarde, "rischia di aumentare il sovraffollamento, e quindi il rischio sanitario nelle restanti sezioni detentive". Gli avvocati chiedono al Parlamento interventi strutturali, attraverso modifiche al decreto dello scorso ottobre che contiene norme per ridurre il numero dei detenuti, considerate "insufficienti a contrastare il rischio di diffusione del contagio all'interno degli istituti di pena".











