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Gazzetta del Sud, 28 maggio 2021


Un 43enne messinese operato a Milano che porta al braccio una struttura metallica. "Condizione disumana che si protrae in maniera inaccettabile". Un detenuto operato di recente all'avambraccio destro che dietro le sbarre versa "in assoluto abbandono terapeutico". Che ha bisogno di una specifica serie di controlli post operatori e rischia invece di rimanere con un braccio atrofizzato. È questo il caso del 43enne messinese Tommaso Ferro, che ora registra un esposto inviato dal suo difensore, l'avvocato Salvatore Silvestro, al ministro della Giustizia, alla Corte d'appello di Messina e al Garante nazionale dei detenuti.

Durante la detenzione a Messina - spiega il suo avvocato - Ferro ha avanzato istanza alla Corte d'appello per essere autorizzato a sottoporsi ad un intervento chirurgico per la risoluzione della "pseudoartrosi dell'ulna prossimale destra in osteosintesi con placca spezzata" al Centro Humanitas di Rozzano, ed ha allegato una certificazione del prof. Alexander Kirienko in cui il medico precisava che "dopo l'intervento i controlli successivi dovevano essere eseguiti a Roma presso Villa Stuart due volte al mese e poi mensilmente".

La Corte d'Appello di Messina, preso atto della necessità e dell'indifferibilità dell'intervento, ha autorizzato Ferro a sottoporsi all'intervento chirurgico, per cui è stato trasferito nel carcere di Milano-Opera e, dopo due giorni, ricoverato all'Istituto Clinico Humanitas.

Dopo due giorni dall'esecuzione dell'intervento, avvenuta il 14 aprile scorso, Ferro è stato dimesso e il 16 aprile nuovamente trasferito nel carcere di Opera. Nella relazione di dimissioni oltre ad una serie di prescrizioni era evidenziato come fosse necessario eseguire il primo controllo post-intervento da parte dello specialista che l'ha operato, l'8 maggio 2021.

Ebbene, scrive il legale che "nonostante la necessità che, dopo l'intervento, l'imputato venisse assunto in cura presso la Clinica Villa Stuart fosse già stata prospettata nella certificazione allegata all'istanza a seguito della quale la Corte d'appello di Messina ha autorizzato l'intervento chirurgico, ad oggi, nonostante i numerosi solleciti effettuati ed il tempo trascorso, il Ferro si trova ancora ristretto presso la casa circondariale di Milano-Opera. Peraltro - prosegue i legale -, la stessa Corte d'appello di Messina aveva "autorizzato l'imputato a recarsi con scorta e piantonamento presso la Clinica Villa Stuart per essere sottoposto alla visita di controllo fissata il 08 maggio 2021"". Visita che è inspiegabilmente "saltata".

Purtroppo, nonostante tutti i solleciti ed i provvedimenti emessi dalla Corte d'appello di Messina siano stati puntualmente trasmessi al Dap "gli stessi sono rimasti ineseguiti ed il Ferro si trova ancora ristretto presso la casa circondariale di Milano-Opera, rendendo di fatto impossibile la gestione del post-operatorio e determinando l'esposizione al gravissimo rischio prospettato dal prof. Kierienko", cioé "una situazione irrecuperabile".

A Ferro è stato installato nell'avambraccio un "fissatore di Ilizarov", che "è una pesante struttura metallica fissata all'esterno del braccio mediante bulloni che devono giornalmente essere regolati e che rende di fatto impossibile la gestione del detenuto in ambiente intramurario, atteso che lo stesso è impedito nel realizzare gli elementari atti della vita quotidiana".

Conclude amaramente l'avvocato Silvestro: "Quella riservata al Ferro è certamente una condizione disumana che si sta protraendo in maniera assolutamente inaccettabile, determinando difficoltà di intensità superiore all'inevitabile livello di sofferenza inerente alla "comune" detenzione".