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di Luigi Travaglia*

Il Manifesto, 19 giugno 2024

Ordinaria ingiustizia. Arrestato per stalking, da un mese è in carcere. Ma nemmeno se ne è reso conto. Dalla notte di venerdì 10 maggio Riccardo è in custodia cautelare a San Vittore per stalking. È stato ammanettato da quattro agenti di polizia dentro un cinema nel cuore della Milano progressista, ex capitale morale d’Italia. Riccardo ha 37 anni, di lui sappiamo molto poco: dice di chiamarsi Lancillotto e di essere stato adottato dai proprietari dello stesso cinema dove si trovava al momento dell’arresto quando ancora era in fasce in una cesta di vimini deposta da una cicogna di fronte l’ingresso dello stabile. Di vero c’è che ha perso il padre, che viveva con la madre e la sorella, anche lei con disturbi psichiatrici, nessuno sa dove.

Riccardo era un assiduo frequentatore del cinema, ed un gran bevitore di Coca Cola, la sua bevanda preferita. Riccardo è sempre stato un ragazzo stravagante e simpatico, nella sua malattia mentale geniale, con la battuta pronta e mai aggressivo. Viveva nel suo mondo di dame, cavalieri gentili, santi protettori dai nomi lunghissimi e Inter, scriveva poesie colorate e bellissime in un corsivo rotondo e perfetto per pagine e pagine di quadernoni colorati. Ultimamente si era innamorato, come si innamora un bambino, di una delle ragazze del bar, convincendosi che si sarebbero presto sposati, trainati da una carrozza con cavalli bianchi. Cantava serenate e scriveva poesie più belle del solito. La presenza allegra e chiassosa di Riccardo portava per alcuni divertimento, per altri disturbo. Ultimamente si era fissato che una persona specifica si stava frapponendo tra lui e la sua amata, coltivando giorno dopo giorno un rancore che nessuno riusciva a smorzare, era quasi sempre arrabbiato e offeso.

Venerdì 10 maggio nel tardo pomeriggio si è presentato al bar che era solito frequentare prima di entrare in sala con un tagliacarte, forse un spacca ghiaccio, non si capisce bene, confabulando minacce verso una ragazza del bar anche lei complice di allontanarlo dalla sua amata. Il tagliacarte è stato scambiato per un coltello ed è stata subito chiamata la polizia. Quando gli agenti sono entrati Riccardo non ha voluto fornire le sue generalità in quanto amico del Presidente della Repubblica. Sotto gli occhi di tutti gli agenti si sono messi i guanti neri: in quattro lo hanno buttato a terra e ammanettato. Da più di un mese è in carcere a San Vittore, in una cella con solo stranieri perché dai documenti emersi risulta essere brasiliano. Riccardo è un uomo, ma ha la testa di un bambino, non ha capito e non capisce perché è in carcere. Una volta entrato nel girone infernale di San Vittore si è comportato esattamente come si comporterebbe un bambino spaventato, confuso, solo e abbandonato. È quasi tutto il giorno ritirato in un angolo sotto la finestra con la sua busta di colori in mano, spaventato a morte che qualcuno possa fargli del male. Le prime due settimane non ha preso alcuna terapia perché l’acqua non era rosa e non sapeva di fragola. Oggi è ancora in attesa di una perizia psichiatrica che attesti la sua incompatibilità con il carcere. Fortunatamente le compagne ed i compagni che ogni giorno cercano di alleviare le pene dei detenuti in carcere, volontari e avvocati, si stanno prendendo cura per quanto possibile di Riccardo.

Nessuno conosce il passato di questo ragazzo, ma chi lo conosce oggi sa che la violenza non è nelle sue corde. Sempre rispettoso, capiva quando esagerava con le sue sparate. Riccardo non può essere considerato una persona capace di intendere e di volere, eppure è stato tradotto in carcere. Purtroppo in pochi sanno cosa significa entrare anche per solo una notte nel carcere di San Vittore, altrimenti si sopporterebbe anche mal volentieri una vera diversità come quella di Riccardo.

*Luigi Travaglia è un nome di fantasia dietro il quale si nasconde uno dei 61.468 detenuti nelle carceri italiane