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di Simona Bonfante

Il Riformista, 8 maggio 2026

L’ex Nar, con condotta esemplare, si laurea e ottiene la semilibertà Poi lo Stato si accorge di una sanzione penale vecchia di 35 anni. La vicenda di cui parliamo riguarda un detenuto, esemplare incarnazione della mitologica funzione rieducativa della pena sancita in Costituzione. Un detenuto che non ha mai chiesto sconti, che ha reciso ogni legame con la vita criminale di un tempo, che ha seguito un suo percorso di riscatto e rinascita. Quel detenuto, che ha trascorso ormai più tempo da recluso che da uomo libero, che da solo pochi anni beneficiava della semilibertà che lo ha portato a dedicarsi agli altri: questo detenuto esemplare un giorno di pochi mesi fa riceve una notifica da parte dello Stato. Caro, ci siamo accorti di una sanzione penale vecchia di 35 anni, che, ohibò, pare tu non abbia espiato. Dunque, la espii ora.

Quel detenuto è Gilberto Cavallini. Ultrasettantenne, in galera dal 1983, l’ex Nar dissociato dalla lotta armata, si è laureato con 110 e Lode alla Cattolica di Milano, ha ottenuto nel 2017, dopo lungo tempo di condotta esemplare, il beneficio della semilibertà. A fine 2025 il beneficio viene revocato dal Tribunale di Sorveglianza. Il sistema penitenziario si è accorto che Cavallini deve espiare una pena accessoria a tre anni e mezzo di isolamento diurno, una sanzione penale mai eseguita in precedenza. La sanzione risale a una condanna all’ergastolo inflitta a Cavallini nel 1991, ma solo 34 anni dopo lo Stato si presenta ad esigere l’esazione del vecchio conto. Così dal 2025, da semilibero che era, Cavallini torna chiuso. Sigillato in una gabbia di vetro, solo.

Cosa ha a che fare questo con la funzione rieducativa della pena? Il pegno con la collettività, Gilberto Cavallini lo onora meglio a marcire in galera o impegnato com’era in una comunità parrocchiale ad aiutare persone che ne hanno bisogno? L’avvocato Alessandro Pellegrini, che assiste da sempre Cavallini, ha consegnato a un video su YouTube la denuncia di questo ormai davvero crudele, ottuso accanimento verso un uomo che in galera è cambiato radicalmente, ammesso tutte le proprie responsabilità, accettato la pena, mai chiesto benefici. Cavallini si è convertito, si è dedicato all’impegno sociale, ha meritato stima, affetto e fiducia. Quest’uomo non costituisce più alcun pericolo per nessuno. Eppure, nessuno si leva a fermare questa insensata violenza di Stato che assomiglia davvero molto a una tortura. La subcultura forcaiola di destra e di sinistra ha infestato il terreno costituzionale che dà senso alla giustizia. Questa nei confronti di Cavallini è un’atrocità immonda. I parlamentari che sappiamo essere sensibili ai precetti costituzionali devono avere il coraggio di sfidare la rancorosa gogna mediatica e battersi per la giusta liberazione di quest’uomo che non c’entra nulla di nulla con il ragazzo omicida che fu. Non possiamo lasciare Gilberto Cavallini marcire in galera.