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La Repubblica, 27 febbraio 2021


Tra le accuse sequestro di persona, devastazione e rapina. Lo scorso marzo, durante il primo lockdown e con il blocco dei colloqui, in dodici salirono sul tetto del carcere, tra incendi nei reparti e devastazioni. Il processo si apre il 10 maggio. Per la rivolta avvenuta a marzo dell'anno scorso, nel pieno della prima ondata di Covid, nel carcere di San Vittore a Milano sono stati mandati a processo 9 detenuti accusati, a vario titolo, di sequestro di persona, devastazione, lesioni personali e rapina.

A deciderlo è stato il Gup Alessandra Del Corvo che ha stralciato la posizione di 3 imputati per i quali deciderà il prossimo 28 aprile. Per gli altri, accogliendo la richiesta del pm Paola Pirotta, ha fissato il dibattimento per il 10 maggio davanti alla nona sezione penale del Tribunale. I detenuti rinviati a giudizio, secondo la ricostruzione, un anno fa, durante l'emergenza, hanno devastato alcuni reparti dell'istituto milanese, mettendo fuori uso le telecamere. Tre agenti della polizia penitenziaria, durante i disordini, sarebbero stati anche aggrediti per sottrarre loro le chiavi dei reparti e uno, secondo l'accusa, sarebbe anche stato minacciato con una lametta.

La rivolta di San Vittore è una delle tante di quel giorno, quanto in 22 case di reclusione sparse in tutta Italia, grazie al passaparola, è scoppiata in contemporanea una pesante protesta allo slogan: "amnistia e indulto contro il Coronavirus".

Durante i disordini in certi casi è stato dato fuoco alle suppellettili, i altri le infermerie sono state prese d'assalto, e in quasi tutti i carcerati sono saliti sui tetti degli edifici: il bilancio totale in Italia è stato 7 morti e 34 evasioni. Nel capoluogo lombardo il pm Gaetano Ruta e il responsabile dell'antiterrorismo con una gru erano saliti sul tetto della casa di reclusione per convincere i detenuti a rientrare nelle loro celle.