La Repubblica, 6 febbraio 2021
Il 9 marzo, all'inizio del lockdown, anche nel carcere milanese ci fu una rivolta con danneggiamenti, incendi e minacce al personale. Cinque dei detenuti non hanno partecipato all'udienza perché positivi al Covid. Sono stati chiesti riti alternativi per 13 dei 22 detenuti imputati per le rivolte al carcere di Opera avvenute il 9 marzo scorso, subito dopo l'annuncio del lockdown totale a causa della pandemia Covid. Nell'udienza preliminare che si è tenuta oggi davanti alla gip Daniela Cardamone 8 detenuti hanno chiesto il rito abbreviato e 5 il patteggiamento. La media delle pene concordate è di un anno e un mese.
Le accuse erano a vario titolo di resistenza e minacce a pubblico ufficiale, danneggiamento e incendio. Le indagini, condotte dalla polizia penitenziaria attraverso l'analisi dei filmati e coordinate dal pm Enrico Pavone (del pool antiterrorismo guidato dal pm Alberto Nobili), avevano portato inizialmente a 92 denunce e, dopo la chiusura indagini a luglio, alla richiesta di processo per 22. Da quello che si è saputo, all'udienza preliminare di oggi - che si è tenuta nell'aula Bunker di via Uccelli di Nemi - non hanno potuto partecipare 5 detenuti, perché positivi al Covid.
Altri 4 non hanno fatto richieste di riti alternativi, e quindi andranno a processo ordinario; per uno di loro, che è straniero, c'è stato un difetto di notifica. Tra le contestazioni a carico di alcuni detenuti anche quelle di aver tentato di "sfondare" un cancello di una sezione del carcere e di aver "minacciato di morte" alcuni agenti della polizia penitenziaria. Inoltre, avrebbero provocato un incendio "dando fuoco ai materassi", per distruggere tavoli e sedie. In quei giorni di emergenza Covid varie rivolte erano scoppiate in diverse carceri italiane. La fase dell'udienza preliminare dovrebbe concludersi con l'appuntamento previsto per l'11 febbraio, durante il quale la giudice dovrebbe esprimersi in merito alle richieste.











