milanotoday.it, 4 settembre 2024
Le parole dell’europarlamentare Ilaria Salis dopo l’ennesima rivolta al Beccaria. Lo fa con un post sui social, dopo l’ennesima rivolta di domenica al carcere Beccaria di Milano. “L’istituto penitenziario per minori milanese, come tanti altri, è infatti un vero disastro, pieno di criticità che si ripetono da anni e che non possono più essere ignorate - scrive sulla sua pagina Facebook -. Le problematiche sono molteplici: dalla carenza di mediatori culturali alle strutture fatiscenti, dalla mancanza di adeguati programmi di reinserimento alla violenza usata come strumento di gestione. Non possiamo dimenticare le immagini del brutale pestaggio di un detenuto 15enne da parte di più agenti di polizia penitenziaria, avvenuto lo scorso marzo. Le condizioni attuali sono inaccettabili e l’istituto non può continuare a operare in queste condizioni. Deve essere chiuso il prima possibile”.
“Bisogna tornare al passato” - Da qui la sua proposta: abolire tutte le carceri minorili. Ilaria Salis opta per un recupero attraverso percorsi educativi più che detentivi. “Come evidenziato da Antigone Onlus - prosegue - l’Italia, in passato, grazie alla capacità di rendere residuale la risposta carceraria per minori puntando su un approccio di tipo educativo, è stata un modello positivo di giustizia penale minorile in Europa e nel mondo. Questo modello, anziché essere protetto e ampliato, è stato progressivamente smantellato, e l’attuale governo sta completando l’opera”.
“In Italia la detenzione dei minori è normalità” - Una richiesta di ritorno al passato puntando su quelle comunità per minori e reti di assistenza e protezione che nel corso di questi anni sono via diminuite. “Le opportunità per percorsi alternativi alla detenzione stanno diminuendo drasticamente - aggiunge -. Soprattutto per tutti quei ragazzi che già in partenza hanno meno possibilità. Di conseguenza, la detenzione, anziché essere intesa come extrema ratio, diventa la soluzione normale, una scelta peraltro incentivata dagli ultimi decreti governativi che hanno ampliato la possibilità di ricorso alla custodia cautelare in carcere. Anziché andare avanti, andiamo indietro. Invertiamo la rotta”.










