di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 6 agosto 2023
Uno si è suicidato, l’altro ha inalato gas come una droga. La Presidente del Tribunale di Sorveglianza Giovanna Di Rosa: “Serve una rete che intercetti questi soggetti per prevenirne ì comportamenti”.
Un detenuto si è suicidato e un altro è morto dopo aver inalato gas come fosse droga solo negli ultimi giorni: a San Vittore finiscono sempre più persone con gravi problemi psichiatrici, di dipendenza e di disagio perché fuori il sistema sociosanitario non riesce ad occuparsi di loro e non è in grado di farlo al meglio neppure dentro.
“Una situazione drammatica che potrebbe avere gravi conseguenze”, dice l’avvocato Antonella Calcaterra che lancia l’allarme dopo che una delegazione dell’associazione Nessuno tocchi Caino, di cui fa parte, e della Camera penale di Milano ha visitato l’istituto. “Bisogna rafforzare i servizi territoriali per evitare che queste persone entrino in carcere per comportamenti legati alle loro patologie. Quando invece vi entrano e le patologie insorgono la risposta è carente, non perché l’amministrazione e gli operatori non facciano di tutto, ma perché sono le risorse ad essere carenti”, afferma Calcaterra.
“Con appena 12 educatori e il dimezzamento negli ultimi sei anni delle ore di trattamenti psichiatrici, la coperta è sempre più corta”, avverte l’avvocato Valentina Alberta della Camera penale, mentre l’associazione Antigone evidenzia anche le “criticità” dovute al sovraffollamento che supera il 126%. Anche se i due ultimi decessi sono legati a condizione personali, secondo il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa “questi eventi drammatici pongono domande sulla tenuta di un sistema che non è in grado di evitarli”.
Il problema, aggiunge, “è di strutturare un percorso che prenda in carico la persona. Come giudici di sorveglianza (competenti sui detenuti, ndr) facciamo il possibile, sollecitiamo le istituzioni per trovare posti nelle strutture sanitarie, nelle comunità, nelle Rems ma il sistema è insufficiente”. A San Vittore, precisa, “gli operatori sono bravissimi e l’amministrazione si è sempre prodigata per evitare che questi comportamenti portassero a conseguenze gravi”.
La situazione delle dipendenze è così drammatica che ci sono detenuti che arrivano ad ingerire i gel disinfettanti perché contengono alcol o a grattare la vernice dai muri per inalarne i componenti. Durante la visita, gli agenti sono dovuti intervenire per bloccare un recluso che stava tentando di uccidersi stringendosi un lenzuolo al collo ed un altro che stava colpendo un tavolo con la testa. Il rischio sono le conseguenze sugli altri detenuti. Serve “una rete che intercetti questi soggetti per prevenirne ì comportamenti”, aggiunge Di Rosa che nei mesi scorsi, d’intesa con il presidente della Corte d’Appello Giuseppe Ondei, ha avviato un tavolo con Regione Lombardia e Comune di Milano.










